Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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ALBANELLA MINORE Circus pygargus
Dimensioni: 
43-47 cm; apertura alare 105-120 cm. 
Peso medio: 
230-435g. Femmina leggermente più pesante del maschio.  
Specie monotipica 
Distribuzione: 
Regione Paleartica. In Europa dall’area mediterranea fino al 61° parallelo nord. Manca in Islanda e in Irlanda. In Italia è presente nel centro-nord, localizzata in Sardegna.
Caratteristiche generali 
Il maschio ha parti superiori grigio-cenere con remiganti primarie esterne nere. Sopraccoda grigio pallido. La femmina ha parti superiori bruno-castano. Sopraccoda bianco, parti inferiori crema con striature più scure. Nessuna variazione stagionale. Immaturi simili alla femmina. Vola lentamente e in modo costante perlustrando il terreno a bassa quota, planando con le ali tenute a V aperta. Muta annuale post-riproduttiva completa, con arresto durante la migrazione e completata nei quartieri di svernamento. Migratrice regolare su largo fronte con quartieri di svernamento nell’Africa sud-sahariana. Generalmente silenziosa ad eccezione del periodo riproduttivo. Nidifica sul terreno, in vegetazione sia erbacea sia arbustiva, spesso in coltivazioni cerealicole e foraggere. Si nutre di piccoli Vertebrati, soprattutto micromammiferi occasionalmente uova e pulli. Frequenta ambienti aperti di ogni tipo, praterie anche d’altitudine, pascoli, brughiere, coltivazioni cerealicole ecc., generalmente a quote relativamente basse.
Status 
Nidificante estiva, migratrice regolare.   
L’areale regionale appare sostanzialmente sovrapponibile rispetto alla Carta del 1999, con un aumento delle tavole che passano da 60 a 80 (45,7% del totale); l’incremento, che interessa in particolare le aree di pianura bolognese e ferrarese, può rientrare nella dinamica fluttuante delle popolazioni nidificanti che caratterizza questa specie. Le tavole con indicazione certa o probabile di riproduzione (51 pari al 29,1%) risultano concentrate nel basso Appennino (in modo pressoché continuo da Rimini a Bologna e nel Parmense), nella fascia delle zone umide costiere e della pianura retrostante (Ravenna, Ferrara), in zone golenali del Po (Modena, Parma, Piacenza); i siti riproduttivi sono sempre ubicati in zone aperte con diffusa vegetazione erbacea: seminativi, pascoli, incolti e rade formazioni cespugliose, dal livello del mare a 600-700 m di altitudine. Le numerose tavole con eventualità di nidificazione corrispondono a vaste aree frequentate, potenzialmente idonee, nelle quali non si sono tuttavia raccolte prove dirette della riproduzione.  
La popolazione italiana è stimata in 260-380 coppie con andamento fluttuante (Brichetti e Fracasso 2003). Le stime per la Regione vanno da 70-140 (Chiavetta 1992) a 85-110 (Gustin et al. 1997) a 70-140 (Marchesi e Tinarelli 2007), contingenti che risultano di importanza nazionale in quanto rappresentano circa il 30-40% della popolazione italiana; a livello locale vengono indicate 20-30 coppie nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002), 15-18 nel Parmense (Ravasini 1995). Il movimento migratorio interessa la Regione con importanti contingenti ipotizzati in 2-3.000 individui (Chiavetta 1992). 
Nella Lista Rossa italiana (LIPU e WWF 1999) la specie figura fra quelle vulnerabili; a livello regionale viene considerata “altamente vulnerabile” (Gustin et al. 1997) essendo infatti esposta ad una serie importante di minacce: quella principale deriva dalla sua abitudine di  deporre anche nei seminativi con il rischio di perdita delle nidiate durante le operazioni di falciatura meccanica; sono auspicabili al riguardo interventi gestionali con operazioni di salvaguardia dei nidi durante il lavoro delle macchine operatrici, interventi già attuati felicemente in passato con finanziamenti regionali (Chiavetta 1992). Altri rischi sono di origine ecologica per la perdita di siti riproduttivi causata dal rimboschimento naturale di ambienti aperti collinari, o per predazione dei nidiacei da parte di carnivori; altri derivano da azioni umane dirette e indirette: caccia illegale, contaminazione da pesticidi, elettrocuzione, alterazioni dell’habitat e disturbo nelle zone golenali.
 
Albanella minore
Albanella Minore 
Foto: Davide Pansecchi
 
 
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