Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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ASTORE Accipiter gentilis
Dimensioni: 
48-62 cm; apertura alare 96-127 cm. 
Peso medio: 
580-1300g. Femmina circa 1/3 più grande del maschio. 
Specie politipica: 
Tre sottospecie nel Paleartico occidentale. 
Distribuzione: 
Regione Olartica. In Europa è presente dall’area mediterranea alla Lapponia. Assente in Irlanda, Islanda e alcune isole mediterranee.
Caratteristiche generali 
Il piumaggio è grigio-bruno nelle parti superiori, bianco con fitta barratura bruno-scura in quelle inferiori. La testa è nera, con evidente sopracciglio bianco. Nella femmina il sottocoda bianco risulta più evidente. Nessuna variazione stagionale. Gli immaturi hanno tonalità più rossicce e parti inferiori macchiate invece che barrate. Muta post-riproduttiva completa, a partire da aprile. Silhouette in volo con ali corte e arrotondate, coda lunga, volo rapido con battiti potenti alternati a scivolate rettilinee. Essenzialmente sedentario, sono noti localmente movimenti erratici in senso verticale nei mesi invernali. Nidifica quasi esclusivamente su alberi, spesso riutilizzando il nido per molti anni. Caccia principalmente all’agguato uccelli e mammiferi al massimo delle dimensioni di un fagiano o di una lepre, il maschio è decisamente più ornitofago della femmina. Strettamente legato all’ambiente forestale predilige vasti complessi maturi e indisturbati sia di latifoglie che di conifere. Diffuso soprattutto nelle zone montane dagli 800 m. al limite della vegetazione arborea.
Status 
Sedentario nidificante, migratore regolare e svernante secondo la Check-list dell’Emilia-Romagna (Bagni et al. 2003); la Lista Rossa regionale (Gustin et al. 1997) lo considera specie rara le cui coppie isolate sono distribuite in pochi siti. 
Confrontando i dati attuali con quelli della precedente Carta delle Vocazioni, la specie risulta certamente o probabilmente nidificante in 34 tavole che ospitano una o più coppie (più 4 tavole con nidificazioni eventuali) contro le precedenti 21 (più 7 eventuali). Ciò in parte riflette conoscenze più approfondite ottenute soprattutto nell’Appennino romagnolo dove recentemente sono state intraprese ricerche specifiche (Bonora et al. 2007) e nell’Appennino bolognese. 
La specie, che necessita di formazioni forestali ad alto fusto (Kenward 2006), è fortemente limitata in tutto il comprensorio di pianura dall’assenza di boschi strutturalmente idonei e non disturbati, mentre colonizza in modo pressoché continuo tutta la zona dell’alto Appennino, da Forlì-Cesena a Piacenza. Generalmente legata nella nostra zona alla presenza di conifere, è stata notevolmente avvantaggiata dai programmi di rimboschimento condotti nei decenni scorsi ad opera delle amministrazioni pubbliche. E’ riscontrata infatti in rimboschimenti di Pino nero, Abete bianco, Abete rosso, Douglasia. Nelle Foreste Casentinesi non nidifica, salvo eccezioni, nei versanti ad Abietifagetum ma seleziona i rimboschimenti artificiali puri di conifere. Occasionalmente lo si è trovato nidificante in boschi di latifoglie a bassa quota o in castagneti abbandonati (Colombari, oss.pers). 
La popolazione della regione è stata stimata inferiore alle 50 coppie (Chiavetta 1992; Gustin et al. 1997). Dai dati attuali questa stima può essere elevata a 50-80 coppie; localmente sono state rilevate 17 coppie nel Parmense (Ravasini 1995) e 10 nel Forlivese (Ceccarelli e Gellini 2011). Favoriscono la specie il generale miglioramento del patrimonio forestale e la diminuita pressione venatoria conseguente all’abbandono della deliberata persecuzione dei predatori.  
La popolazione italiana è stimata in 500-800 coppie (Brichetti e Fracasso 2003) distribuite sull’arco alpino e nell’Italia continentale dove è presente la sottospecie nominale, e in Sardegna con 50-70 coppie appartenenti alla sottospecie A.gentilis arrigonii endemica di Corsica e Sardegna oggetto di un Piano di Azione dell’Unione Europea. 
Fattori di minaccia per la specie sono rappresentati dalla frammentazione dell’habitat forestale ad alto fusto, dagli abbattimenti o lavori forestali in stagione riproduttiva, dall’eccessiva rimozione dei rinnovi e alberi morti che limita il numero delle prede potenziali, dal disturbo causato da attività del tempo libero in prossimità dei nidi (ricerca prodotti del sottobosco, escursionismo, motocross), intrappolamenti accidentali in pollai, colombaie o altre strutture di allevamento. 
Si deve anche ricordare che un considerevole numero di rapaci, tra cui particolarmente gli astori, viene accidentalmente catturato (e legalmente deve essere rilasciato) in trappole autorizzate per il controllo selettivo dei Corvidi.
 
Astore
Astore 
Foto: Moreno Nalin
 
 
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