Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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POIANA Buteo buteo
Dimensioni: 
51-57 cm; apertura alare 113-128 cm. 
Peso medio: 
500-1000 g. Femmina fino al 10% più pesante del maschio. 
Specie politipica: 
7 sottospecie descritte per il Paleartico occidentale. 
Distribuzione: 
Regione Paleartica. Ampiamente e omogeneamente distribuita in Europa dal 35° al 65° di latitudine nord. Assente in Islanda e nelle Baleari. Reinsediata in Irlanda.
Caratteristiche generali 
Piumaggio molto variabile, bruno scuro uniforme nelle parti superiori, biancastro in quelle inferiori, interrotto da barrature e striature scure estremamente variabili. Parte inferiore della coda barrata. Apice delle primarie nero. Nessuna variazione stagionale. Immaturi difficilmente distinguibili. Muta post-riproduttiva completa tra marzo e novembre. Uno dei rapaci più comunemente osservabili mentre volteggia a lungo con ali e coda aperte sfruttando le termiche e descrivendo ampi cerchi. Raramente fa lo "spirito santo". Le popolazioni dell’Europa nord-orientale sono migratrici regolari o erratiche, quelle mediterranee pressochè sedentarie. L’areale di svernamento comprende i paesi mediterranei e l’Africa maghrebina. Decisamente vocifera anche fuori del periodo riproduttivo emette frequentemente un richiamo lamentoso composto da due note: "pii-un". Costruisce il nido su alti alberi, più raramente su pareti rocciose. Tendenzialmente generalista dal punto di vista trofico, caccia una grande varietà di prede di dimensioni medio-piccole: principalmente mammiferi, rettili e anfibi ma anche uccelli, pesci, insetti e altri invertebrati, adattandosi alle condizioni locali. Notevolmente adattabile, si trova in una grande varietà di ambienti, anche notevolmente antropizzati, con predisposizione per le aree boscose o rurali sia in pianura sia in montagna fino a 1500-1800 m di altitudine.
Status 
In parte sedentaria, migratrice regolare, svernante.  
E’ probabilmente la specie dei rapaci diurni più comune nella Regione ed appare in espansione rispetto alla carta del 1999: la presenza riproduttiva viene indicata in 153 tavole (87,4% del totale) contro le precedenti 95; la nidificazione certa o probabile riguarda 128 tavole (73,1%). 
Il confronto fra le due carte mostra una distribuzione sostanzialmente immutata a monte della Via Emilia, salvo una migliore copertura nell’Appennino piacentino che appariva disertato nell’indagine precedente, e che è stato ora coperto con l’Atlante di Piacenza. L’espansione riguarda quindi le zone di pianura, in particolare nelle province di Ravenna, Bologna, Modena, Reggio, le zone costiere ferraresi, le adiacenze del Po piacentino; nella pianura orientale esistevano già alcune segnalazioni, limitate però ad indicazioni di eventuale riproduzione, mentre attualmente figurano nidificazioni certe localizzate nelle aree protette costiere (Pineta di Classe, Punte Alberete) e nella pianura antropizzata bolognese. Va detto che l’insediamento nella pianura riguarda al momento poche coppie isolate, essendo l’espansione frenata dalla scarsa presenza di alberi adatti ad accogliere il nido; possono sopperire i grandi alberi isolati, i boschetti residui e i boschi fluviali; ed inoltre l’elevato numero di tavole con eventualità, concentrate nelle pianure centrali ed orientali, indica probabilmente una fase di colonizzazione ancora in via di evoluzione. 
Le massime densità si riscontrano nella bassa e media collina con sufficiente copertura arborea alternata agli spazi aperti necessari alla caccia; nel Parco dei Gessi bolognesi ad esempio sono state registrate 12 coppie in 50 kmq (Tinarelli et al. 2002), densità (24 cp/100 kmq) che appare tra le più alte anche a livello nazionale. A quote prossime al crinale appenninico le densità si riducono notevolmente a causa dell’estesa copertura boschiva.  
In Italia sono stimate 4.000-8.000 coppie con trend in aumento (Brichetti e Fracasso 2003); in Regione sono valutate 500-1000 coppie (Chiavetta 1992), con stime locali di 90-95 nel Parmense (Ravasini 1995) e 150-200 nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002). I contingenti svernanti nella Regione possono essere di un migliaio d’individui, quelli migratori di diverse migliaia (Chiavetta 1992). 
Lo status della popolazione è da considerarsi buono, con minacce relative, rappresentate dalle uccisioni illegali (da lamentare purtroppo la pratica ancora attiva delle esche avvelenate, pericolose anche per questa specie), dalle collisioni con cavi aerei, dall’elettrocuzione; in particolare la mortalità dovuta alle linee elettriche è documentata anche localmente (Tinarelli e Tirelli 2003; Chiozzi e Marchetti 2000), mortalità che potrebbe essere ridotta con interventi di messa in sicurezza, ad esempio mediante sostituzione dei conduttori con cavi Elicord. Per i grandi veleggiatori come la Poiana un grave pericolo può inoltre essere rappresentato da impianti eolici posti sulle rotte migratorie.  
 
Poiana
Poiana 
Foto: Stefano Gellini
 
 
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