Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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GRILLAIO Falco naumanni
Dimensioni: 
29-32 cm; apertura alare: 60-70 cm.  
Peso medio: 
maschio 90-172 gr, femmina 138-208 gr.  
Specie monotipica 
Distribuzione: 
Eurocentroasiatica-mediterranea. In Europa è distribuito prevalentemente nella regione mediterranea (Penisola Iberica, Francia, Italia, Balcani) e secondariamente nell’Est (Romania, Ucraina, Russia, Caucaso); una popolazione consistente si trova in Turchia.
Caratteristiche generali 
Falco di piccole dimensioni simile al Gheppio rispetto al quale solo il maschio è facilmente distinguibile mentre per femmine e giovani è difficile la distinzione sul campo. Nel maschio le parti superiori sono di colore rosso mattone, prive di macchie, il capo è grigio puro, senza il mustacchio; nella femmina e nel giovane il mustacchio è molto attenuato rispetto alle femmine di Gheppio. 
La tecnica di volo è simile a quella del Gheppio e comprende anche la tipica fase di volo surplace “spirito santo”. Si nutre prevalentemente di Insetti, in particolare Ortotteri che cattura in volo o sul terreno, con appostamenti su pali e linee elettriche. Di spirito gregario, nidifica in colonie, insediandosi in pareti rocciose, frequentemente nelle abitazioni dei centri urbani. 
E’ specie migratrice che sverna principalmente in Africa, a Sud del Sahara.  
Status 
Migratore regolare e nidificante irregolare secondo la Check-list dell’Emilia-Romagna (Bagni et al. 2003), non è classificato dalla Lista Rossa regionale (Gustin et al. 1997).  
La popolazione europea attuale è di 25-42.000 coppie la metà circa delle quali localizzate nella penisola iberica (BirdLife International 2004) dove tuttavia sarebbero state presenti oltre centomila coppie fino agli anni ’60 (Cramp e Simmons 1980). In Italia la popolazione è inferiore a 4000 coppie, delle quali 3000 insediate nelle regioni meridionali (Basilicata e Puglia) e nelle principali isole: 200 in Sardegna, 500 in Sicilia (Brichetti e Fracasso 2003). Sono sporadiche le presenze in altre regioni meridionali; è estinto nell’Italia centrale dove erano riportate nidificazioni in Toscana, all’Isola d’Elba e all’Argentario, fino agli anni ’80 (Brichetti et al. 1992). 
In un panorama di contrazione dell’areale riproduttivo e del numero di coppie, la specie appare invece in espansione nell’Emilia-Romagna.  La nidificazione è stata riscontrata per la prima volta in provincia di Parma nel 1993 presso l’Oasi di Torrile (Roscelli 2007); sempre nel Parmense, nell’area dei comuni di S.Secondo P., Soragna e Busseto, la specie si è di nuovo riprodotta a partire dal 2003 arrivando a contare 9-10 coppie nel 2007 (Roscelli 2007). Nel Ferrarese, nella bonifica del Mezzano, nel 2003 una coppia ha nidificato senza successo in un nido di Gazza (Tinarelli 2004); il tentativo non si è ripetuto negli anni successivi. Sempre nel Ferrarese una piccola colonia di 3-4 coppie si è riprodotta in un rudere presso Bando nel 2011 (Farioli, inedito). Nelle Valli di Mirandola (MO) due coppie hanno nidificato nel 2005; nelle stagioni successive le coppie sono aumentate: 2-3 nel 2006, almeno 4 nel 2007 (Giannella e Gemmato 2007). La popolazione regionale può essere valutata in 15-20 coppie. Da segnalare che una femmina nidificante nel 2011 nelle colonie della Bassa Parmense era inanellata e risulta nata nel 2010 a Montescaglioso (MT) (Gustin et al. 2011). 
La regione è interessata da un passaggio di migratori già definito scarso ed irregolare (Chiavetta 1992) che è diventato più consistente negli ultimi anni. A partire dal 2005, presenze prolungate a tarda estate di alcune centinaia di individui sono state segnalate nella zona collinare a sud di Bologna (Fusini et al. 2006) e nella fascia calanchiva del Forlivese (Premuda et al. 2007; Ceccarelli 2006; Ceccarelli et al. 2010). 
I fattori di minaccia per la specie sono rappresentati, in gran parte dell’areale riproduttivo e di svernamento, dall’intensificazione delle pratiche agricole, con il passaggio a forme di conduzione diversa di aree adibite a pascolo o a colture estensive; ciò comporta oltre alla minor disponibilità di territori di caccia anche una riduzione degli invertebrati. L’afforestazione spontanea o artificiale causa ugualmente una perdita di habitat. La disponibilità di cavità idonee per la nidificazione è ridotta dal recupero e ristrutturazione di edifici rurali tradizionali. Infine nella nostra Regione dove il Grillaio nidifica in nidi di Gazza, pratiche non consentite quali lo sparo al nido per il contenimento dei Corvidi può comportare la perdita dei pochi riproduttori presenti. Il Grillaio è oggetto di un Piano di Azione dell’Unione Europea.
 
Grillaio
 
 
Foto di: Stefano Gellini
 
 
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