Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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LODOLAIO Falco subbuteo
Dimensioni: 
30-36 cm; apertura alare 82-92 cm. 
Peso medio: 
150-310 g. Femmina leggermente più pesante del maschio. 
Specie politipica: 
2 sottospecie descritte. 
Distribuzione: 
Regione Paleartica. Presente in Asia fino alla Kamciatka e alla Cina. In Europa dal Mediterraneo al 67° parallelo. Manca in Irlanda e Islanda e quasi completamente assente in Gran Bretagna. In Italia è ampiamente diffuso alle quote medio-basse ed anche in pianura, molto localizzato in Sicilia e in Sardegna.
Caratteristiche generali 
Parti superiori grigio ardesia più o meno scure. Gola, petto e fianchi biancastri con gocciolature nere. Parte ventrale e calzoni rossicci. Capo nero e mustacchi neri evidenti. Nessuna variazione stagionale. Giovani simili all’adulto ma con tonalità più opache. Muta post-nuziale completa da agosto ad aprile, ultimata nei quartieri di svernamento. In volo simile al gheppio ma con coda più corta che lo rende più simile a un "grosso rondone". Volo rapido e potente con battiti ad ali rigide alternati a scivolate con ali appuntite e angolate. Molto raramente fa lo "spirito santo". E’ un migratore regolare con quartieri di svernamento in Africa a sud dell’equatore. Vocifero in periodo riproduttivo, emette un richiamo "kiù-kiù-kiù" simile a quello del Torcicollo. Nidifica su alberi utilizzando esclusivamente nidi già costruiti e abbandonati da Corvidi o altri rapaci. Attivo soprattutto al crepuscolo cattura in volo uccelli di piccole e medie dimensioni e grossi insetti, che costituiscono la quasi totalità della sua alimentazione. Frequenta essenzialmente ambienti aperti, coltivi, brughiere, golene ecc., con presenza di boschi, filari e alberi isolati, importanti per la nidificazione. Generalmente, in pianura e a quote medio-basse.
Status 
Nidificante estivo, migratore regolare. 
I recenti dati degli atlanti provinciali di Piacenza, Bologna, Forlì-Cesena, Ravenna e dati inediti di Reggio e Modena hanno comportato una rappresentazione distributiva molto più estesa rispetto alla Carta del 1999: le tavole con indicazione di presenza sono quasi raddoppiate passando da 55 a 107 (61,4% del totale delle tavole), di queste 81 (55,1%) sono con nidificazione certa o probabile. L’areale precedente era prevalentemente centrato sulla provincia di Parma con altre poche e frammentarie segnalazioni, molte delle quali con indicazione eventuali, nel resto della Regione; la nuova carta mostra una copertura quasi totale, e con molti accertamenti di riproduzione, per Piacenza, Reggio, Modena e Forlì-Cesena; aumenta la copertura anche per Bologna, Ravenna e Ferrara (in queste ultime due province nelle zone umide e nelle pinete costiere). Rimangono vaste aree scoperte nella pianura centrale e orientale e nella fascia alto-collinare. 
Il quadro è indice di un incremento generalizzato della popolazione regionale la cui consistenza attuale è certamente superiore alla stima di 50-100 coppie (Chiavetta 1992) ed anche a quella del 2001-03 di 80-150 coppie (Marchesi e Tinarelli 2007); solo per le province di Forlì-Cesena e Ravenna sono stati rilevati 60 territori riproduttivi nel periodo 2004-2007 (Ceccarelli e Gellini 2011); stime per altre province indicano 22 coppie nel Parmense (Ravasini 1995), 20-40 coppie nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002). Per la popolazione italiana, valutata in 500-1000 coppie, viene indicato un trend positivo nella Pianura Padana (Brichetti e Fracasso 2003). 
Gli individui in migrazione in Regione sono valutabili in centinaia o anche migliaia, a seconda degli anni (Chiavetta 1992).  
Le conoscenze sulla distribuzione potrebbero certamente essere ancora migliorate con un’indagine espressamente dedicata a questa specie intensificando le ricerche nel periodo d’involo dei giovani che avviene, trattandosi di specie molto tardiva, a fine agosto-inizio settembre; ciò consentirebbe anche di ridurre le tante indicazioni di eventualità (26 tavole, pari ad ¼ di tutte quelle rappresentate). 
Il Lodolaio è dichiarato vulnerabile nella Lista Rossa italiana (LIPU e WWW 1999) e a status indeterminato in quella regionale (Gustin et al. 1997); al momento non sembrano esserci localmente minacce particolarmente gravi; i rischi possono derivare dall’attività venatoria per episodi di caccia illegale (l’abbattimento di adulti all’apertura della caccia può significare la perdita di tutta la nidiata) e per l’attività di controllo dei Corvidi (con lo sparo ai nidi di Cornacchia riutilizzati dal Lodolaio); altri rischi derivano dall’uso dei pesticidi (la specie è soprattutto entomofaga) e dal taglio dei pioppeti golenali (Ravasini 1995).
 
Lodolaio
Lodolaio 
Foto: Stefano Gellini
Lodolaio 
Foto: William Vivarelli
 
 
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