Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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ASSIOLO Otus scops
Dimensioni: 
19-20 cm; apertura alare 53-63 cm  
Peso medio: 
m. 83 g, f. 98 g. 
Specie politipica: 
6 sottospecie descritte. 
Distribuzione: 
Europa mediterranea, Atlante e Tunisia, Russia centrale e orientale.
Caratteristiche generali 
Presenta piumaggio da grigio-bruno a bruno-rossastro variamente sfumato, con barrature longitudinali scure, più evidenti sui fianchi, e macchiettature chiare. Nessuna variazione stagionale. Dischi facciali incompleti di colore grigiastro. Abito giovanile simile all’adulto. Muta annuale a partire dal periodo post-riproduttivo, poi completata nei quartieri di svernamento. Per la silhouette, la colorazione e i ciuffi auricolari ricorda il gufo comune ma se ne distingue per le dimensioni nettamente inferiori. Con l’eccezione di alcune popolazioni endemiche mediterranee residenti, è specie migratrice regolare dal Paleartico dove nidifica all’Africa sud-sahariana dove sverna. Inconfondibile il richiamo, un monotono "tchiù" ripetuto a lungo. Nidifica nelle cavità di vecchi alberi e occasionalmente in cassette-nido.  
Di abitudini crepuscolari e notturne caccia all’agguato grossi insetti e altri invertebrati che cattura sia a terra che in volo, occasionalmente cattura anche piccoli mammiferi e rettili. 
Frequenta una grande varietà di ambienti, da zone steppiche e semiaride a boschi di conifere fino a 1500 m di altitudine, predilige tuttavia aree caratterizzate da boschi e boscaglie di latifoglie alternate a spazi aperti cespugliati o coltivati, parchi e giardini alberati.
Status 
Nidificante estivo, migratore regolare, svernante irregolare. 
Dal confronto fra le carte di distribuzione si evidenzia un aumento di oltre 1/3 delle tavole di presenza riproduttiva: da 91 a 127 (72,6% del totale), delle quali 125 con nidificazione certa o probabile. Il miglioramento della copertura è dovuto all’acquisizione di nuovi dati dagli atlanti di Piacenza, Bologna, della Romagna, del Delta e dai dati inediti di Modena e Reggio. E’ da ritenere tuttavia che la distribuzione sia in realtà più ampia e che interessi in parte anche quelle tavole tuttora scoperte; c’è da considerare al riguardo come la diffusione di tutti gli Strigiformi, per le loro abitudini notturne, venga sottovalutata nelle ricerche ornitologiche; sono indicativi in merito i risultati ottenuti con le recenti ricerche nelle province romagnole (Ceccarelli e Gellini 2011) e nel Parco del Delta (Costa et al. 2009) attraverso la ricerca sistematica dei notturni col metodo del playback: in pratica tutto il reticolo 1:25.000 della porzione orientale della Regione è risultato coperto, con esclusione di alcun tavole di montagna, probabilmente disertate perché poste oltre i limiti altitudinali della specie (è più comune nella fascia di bassa e media collina fino ai 600 m di altitudine, localizzata invece nelle aree di alta collina e di pianura).  
Censimenti locali effettuati lungo strade di fondovalle di Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena (Asoer inedito), con richiami registrati ad intervalli di 1 km, hanno consentito di ricavare indici relativi di densità; singolari concentrazioni sono state rilevate lungo il T.Sillaro (BO) con 13 maschi cantori in 13 km di tragitto e lungo il T.Borello (FC) con 23 maschi su 12 km. 
A livello europeo è una specie con problemi di conservazione, classificata SPEC2 (BirdLife International 2004) e cioè specie con popolazione concentrata nel continente e con status di conservazione sfavorevole; in Italia è fra le specie a basso rischio (LIPU e WWF 1999); in Regione, dove lo status è considerato indeterminato (Gustin et al. 1999), la situazione può apparire meno critica, con popolazione probabilmente stabile; questa era stimata inferiore alle 500 coppie (Chiavetta 1992), con valori locali di 150 coppie nel Parmense (Ravasini 1995) e di 30-60 coppie nel Bolognese (Tinarelli at al. 2002). Densità di 1,2 cp/kmq sono riferite al Parco fluviale regionale dello Stirone (Brichetti e Fracasso 2006). La popolazione italiana è valutata in 5.000-11.000 coppie (Brichetti e Fracasso 2006). 
Fattori di minaccia sono rappresentati dai mutamenti nelle attività agricole, in particolare per l’abbattimento di piantate e vecchi alberi cavi, dei quali andrebbe invece stimolato il mantenimento per favorire le specie che nidificano in cavità arboree; si potrebbe sopperire al problema con l’apposizione dei  nidi artificiali; altra minaccia nelle zone agrarie deriva dall’uso dei pesticidi. Importanza hanno anche i rischi di impatto con autoveicoli, e l’abbattimento, per il contenimento dei Corvidi, dei nidi di Gazza che l’Assiolo può riutilizzare per deporre.
 
Assiolo
 
Foto: Marco Basso
 
 
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