Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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GUFO REALE Bubo bubo
Dimensioni: 
60-75 cm; apertura alare 160-188 cm  
Peso medio: 
m. 1700 g, f. 2200 g. 
Specie politipica: 
8 sottospecie descritte per il Paleartico. 
Distribuzione: 
Europa mediterranea, Scandinavia, Russia, Africa nordoccidentale. Ampiamente diffuso in tutta l’Asia.
Caratteristiche generali 
Il più grande rapace notturno europeo, presenta corporatura massiccia, zampe potenti e becco robustissimo. Piumaggio delle parti superiori marrone scuro con abbondanti striature e macchiettature nere. Parti inferiori più chiare (biancastre sulla gola e sul petto) spruzzate di nero. Nessuna variazione stagionale. Disco facciale piuttosto scuro con lunghi ciuffi auricolari. Abito giovanile simile all’adulto. Muta a partire da giugno-luglio, di durata alquanto variabile in dipendenza dalle condizioni locali. 
Sedentario in Europa, sono segnalati considerevoli movimenti erratici nelle popolazioni asiatiche. Il richiamo territoriale è caratteristico e consiste di un "bu-hu" fortemente bitonale, soprattutto nella femmina. In Europa nidifica quasi esclusivamente su pareti rocciose in località poco disturbate dall’uomo. Di abitudini strettamente notturne alle latitudini meridionali, caccia sia all’agguato da posatoi sia in volo radente, alternando rapidi battiti d’ala a veloci planate e piombando sulla preda con attacchi fulminei e potenti. Estremamente poco selettivo per quanto riguarda l’alimentazione, cattura una grande varietà di prede, da piccoli roditori a mammiferi delle dimensioni di una lepre, di una volpe o di giovani Ungulati. Cattura frequentemente uccelli, compresi molti rapaci diurni, nei loro posatoi notturni. Di minore importanza sono anfibi e rettili. 
Gli ambienti di elezione sono costituiti da rade boscaglie, garighe e spazi aperti in genere con emergenze rocciose o pareti in cui nidificare, dal livello del mare fino a 2000 m di altitudine.
Status 
Sedentario nidificante e migratore irregolare secondo la Check-list dell’Emilia-Romagna (Bagni et al. 2003); i giovani compiono movimenti di dispersione una volta emancipati dai genitori. 
E’ una specie difficile, ovviamente per le abitudini notturne ma anche per l’habitat frequentato e il comportamento elusivo per gran parte dell’anno ad eccezione del breve periodo in pieno inverno in cui le coppie manifestano il comportamento più intensamente territoriale. Il rilevamento che essenzialmente si fa al canto, è possibile solo per un tempo limitato intorno al crepuscolo, prima che le coppie partano per la caccia. Questo comporta che sia possibile esplorare un solo sito riproduttivo potenziale per ogni sera. Quindi, in presenza di popolazioni estremamente rarefatte come è il caso dell’Emilia-Romagna, lo sforzo di ricerca è molto elevato e poco remunerativo e non meraviglia che la specie sia scarsamente studiata. Frequenta ambienti di collina e montagna caratterizzati da ampi spazi aperti scarsamente boscati, seminativi, pascoli ed incolti (particolarmente idonea è la fascia dei calanchi) con rupi emergenti sulle quali o alla base delle quali sceglie una nicchia per nidificare. Sono particolarmente adatti comprensori come il Contrafforte Pliocenico nel Bolognese o la Vena dei Gessi Romagnoli ove fino agli anni ’80 erano presenti intorno a 5-7 coppie.  
La Carta delle Vocazioni del 1999 considerava la possibilità di nidificazione in 23 tavole, con accertamento in 6 tavole: tuttavia ad eccezione di alcune aree dove erano stati condotti studi continuativi, in particolare tra Bologna e la Romagna, i rilevamenti erano per lo più basati su dati aneddotici e dovuti in gran parte a segnalazione d’individui trovati morti o in evidente difficoltà. Quindi la consistenza effettiva della popolazione era largamente ignota. 
Rispetto ad allora la situazione della specie si è sicuramente aggravata. Estinto nel Bolognese, dove l’ultima coppia è scomparsa a metà anni ’90, si è mantenuto per alcuni anni nel basso Appennino ravennate e forlivese, ove al momento sono noti pochi individui isolati anziché coppie riproduttive. 
La situazione è relativamente migliore nel comprensorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi dove sono presenti due coppie almeno una delle quali si riproduce regolarmente, e si sono avuti anche recentemente indizi più o meno consistenti di presenza in altri potenziali territori. In tempi recenti è stata riscontrata una coppia in riproduzione nell’Appennino reggiano-modenese (L.Bagni, com. pers.) e  ed altri indizi riguardano altre due zone di quelle province; un individuo è stato trovato morto nell’Appennino parmense dove già la presenza era segnalata in 10 tavole (Ravasini 1995). La possibilità di conservazione della popolazione regionale, rappresentata nel migliore dei casi da coppie isolate con densità inferiori a quelle considerate critiche (Glutz von Blotzeim e Bauer 1980), a meno di fatti nuovi come ad esempio apporti esterni di individui provenienti dalle Alpi, è assolutamente ridotta.  
In Italia la consistenza della specie è intorno alle 250-340 coppie, con trend negativo in molte aree peninsulari ma con segni di espansione delle popolazioni dell’arco alpino. Nella Lista Rossa dell’Emilia-Romagna è considerata specie minacciata di estinzione con popolazione stimata inferiore a 10 coppie (Gustin et al. 1997). 
I fattori di minaccia per questa specie sono rappresentati dal disturbo in prossimità del territorio riproduttivo (arrampicata sportiva, escursionismo, fotografia e birdwatching), dagli abbattimenti illegali in periodo venatorio tuttora non infrequenti, dalla collisione con cavi aerei di elettrodotti o altro, dagli investimenti sulle strade. Sono stati documentati casi di individui rimasti intrappolati in pollai o allevamenti di selvaggina. Avvelenamenti dovuti alla cattura di roditori che avevano assunto rodenticidi sono stati documentati in alcuni casi e costituiscono probabilmente un rischio elevato in prossimità di allevamenti e discariche di rifiuti condotte con criteri moderni.
 
Gufo reale
Gufo reale 
Foto: Paolo Taranto
 
 
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