Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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GUFO COMUNE Asio otus
Dimensioni: 
35-37 cm; apertura alare 90-100 cm.  
Peso medio: 
210-420 g.; femmina mediamente più pesante (fino al 10%).  
Specie politipica: 
2 sottospecie nel Paleartico occidentale. 
Distribuzione: 
Regione Olartica ed Etiopica. In Europa è diffuso dall’area mediterranea fino al golfo di Botnia. Manca dall’Islanda e da alcune isole mediterranee. In Italia è maggiormente diffuso al centro-nord, assente in Sardegna.
Caratteristiche generali 
Il piumaggio ha colorazione castana o bruno-grigiastra, più intensa sulle parti superiori, con striature e macchiettature più marcate sul collo e sul petto. Nessuna variazione stagionale. Abito giovanile simile all’adulto. Il disco facciale è color castano-nocciola uniforme con evidente separazione centrale chiara. Ciuffi auricolari particolarmente lunghi. Aspetto e silhouette decisamente più slanciati rispetto all’allocco, il volo è leggero, con battiti poco profondi e lunghe planate con le ali generalmente tenute orizzontali. Muta completa tra giugno e ottobre. Le popolazioni più settentrionali sono essenzialmente migratrici, stanziali quelle al di sotto del 50° parallelo. Movimenti migratori piuttosto irregolari, anche in dipendenza delle condizioni climatiche. Generalmente silenzioso al di fuori del periodo riproduttivo, dispone tuttavia di un repertorio vocale piuttosto vasto, il più frequente nei maschi è una serie lunga e regolare di "hu", di tonalità bassa e udibili anche a 1 km di distanza. Nidifica normalmente sugli alberi in nidi abbandonati di altri uccelli, soprattutto Corvidi, e occasionalmente di scoiattolo, inoltre può utilizzare nidi artificiali. Molto raramente nidifica al suolo. Frequenta ambienti aperti con macchie, filari e alberi sparsi, tuttavia si adatta perfettamente anche ad ambienti prettamente forestali, dove però subisce una forte competizione da parte dell’allocco. Generalmente non supera in Europa i 1000 m di altitudine, fino a 3000 in Asia. Attivo essenzialmente durante le ore notturne, si può osservare frequentemente anche di giorno solo durante le migrazioni e nel periodo in cui i nidiacei si trovano nel nido. Al di fuori del periodo riproduttivo è caratteristica l’abitudine di appollaiarsi durante il giorno in gruppi anche numerosi su alberi e filari. Come per altri Strigiformi di pari dimensioni l’alimentazione è costituita quasi esclusivamente da piccoli mammiferi, in particolare arvicole, e in misura minore topi e toporagni, le cui fluttuazioni influenzano i movimenti erratici e gli spostamenti migratori.
Status 
In parte sedentario, migratore regolare, svernante. 
La distribuzione attuale indica un deciso miglioramento della copertura in Regione rispetto alla Carta del 1999: le tavole di presenza complessiva sono incrementate da 86 a 138 (78,9% del totale), con indicazione di nidificazione certa o probabile in 126 tavole (72%). 
Questo miglioramento è in buona parte da imputare all’acquisizione di nuovi dati forniti dagli atlanti di Piacenza (Ambrogio et al. 2001), di Bologna (Tinarelli et al. 2002), dalle ricerche inedite per Modena e Reggio, e degli atlanti delle province romagnole (Ceccarelli e Gellini 2011; Casini e Gellini 2008); soprattutto in queste ultime una ricerca capillare dedicata a tutti i notturni ha consentito di coprire i vasti vuoti della precedente carta. 
Pur tenendo conto di questo, è opinione diffusa che la specie sia in una fase di vera espansione e di recupero dopo la crisi degli anni ‘60-‘70 provocata dall’allora legale e incentivata lotta ai “nocivi” che prevedeva l’abbattimento dei nidi dei Corvidi, pratica che comportava la perdita delle nidiate dei gufi comuni insediati nei nidi vecchi di Cornacchia o Gazza. 
La mancanza di dati aggiornati potrebbe giustificare le zone di pianura ancora scoperte nel Ferrarese, mentre i vuoti nel medio ed alto Appennino potrebbero derivare da un’assenza reale; la presenza è infatti molto localizzata sopra i 500-600 m s.l.m. 
In Italia sono stimate 6.000-12.000 coppie con trend positivo (Brichetti e Fracasso 2006); l’ultima stima di alcune centinaia di coppie per la popolazione regionale (Chiavetta 1992) appare riduttiva, considerando le valutazioni di 300-350 coppie nel Parmense (Ravasini 1995) e di 150-400 coppie nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002). Su 450 kmq della bassa ferrarese sono state censite 85 coppie, con densità media di 0,18 coppie/kmq ed estremi nelle varie zone da 0,06 a 0,35 coppie/ kmq, variazioni che dipendono verosimilmente dalla disponibilità dei nidi di Gazza (Martelli e Sandri 2005). Nel Parmense, in zone golenali del Po con impianti di pioppeti, sono state registrate densità di 0,19-0,4 coppie/kmq (Ravasini 1995).  
Nel periodo invernale la popolazione viene aumentata dai migratori che svernano soprattutto nella pianura e nella zona pedecollinare, con contingenti che possono raggiungere le migliaia di individui a seconda degli anni (Chiavetta 1992); particolari raggruppamenti nei dormitori si possono osservare in questi periodi: ad esempio 80 individui assieme nella zona di Zibello (PR) (Ravasini 1995). 
Fattori di rischio sono rappresentati dall’uso dei rodenticidi, da elettrocuzione e collisioni con linee aeree, da impatti con autoveicoli, da abbattimenti illegali; in particolare la mortalità dovuta alle linee elettriche vede localmente questa specie come la più colpita (Tinarelli e Tirelli 2003). Il controllo dei nocivi con la pratica di sparare ai nidi dei Corvidi riduce la disponibilità di siti riproduttivi a questa specie che depone comunemente nei nidi vecchi di Cornacchia.
 
Gufo comune
Gufo comune 
Foto: Flavio Bianchedi
 
 
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