Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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COLOMBACCIO Columba palumbus
Dimensioni: 
40-42 cm; apertura alare 75-80 cm 
Peso medio: 
450-580 g. 
Specie politipica: 
5 sottospecie descritte. 
Distribuzione: 
Regione Paleartica occidentale, presente anche in Asia centrale e catena himalaiana. Manca dall’Islanda (segnalate occasionali nidificazioni).
Caratteristiche generali 
Il piumaggio è uniformemente grigio-blu sulla testa, sul groppone e sulla coda, decisamente più grigio nella zona scapolare e sulle ali. Sul petto assume tonalità rosa e sui lati del collo sono presenti due zone verdi con riflessi metallici e due macchie bianche. Nessuna variazione stagionale. Gli immaturi sono facilmente riconoscibili per l’assenza di macchie bianche ai lati del collo. E’ il più grosso dei Columbiformi europei, il volo è molto potente, rapido e diretto, con costanti e profondi battiti. Si alza in volo con un caratteristico rumoroso battito d’ali. Muta annuale post-riproduttiva completa, ad eccezione delle remiganti secondarie, tra aprile e dicembre. Le popolazioni dell’Europa settentrionale e orientale sono essenzialmente migratrici, migratrici parziali o residenti man mano che si procede verso sud e ovest. Il picco dei movimenti migratori verso sud avviene in ottobre ed è largamente influenzato dagli eventi climatici. La migrazione di ritorno avviene prevalentemente nei mesi di marzo-aprile. Le principali rotte migratorie seguono vie preferenziali, tradizionalmente note nell’ambiente venatorio, che possono determinare in taluni anni il passaggio in aree ristrette e in pochi giorni di enormi contingenti (nel 1974, in una località del massiccio del Giura sono stati contati in un solo giorno oltre 600.000 individui). Costruisce il nido generalmente su alberi, con preferenza per le specie a densa copertura di fogliame. Occasionalmente può nidificare al suolo o in edifici. Il nido viene normalmente riutilizzato per più anni successivi. L’alimentazione è quasi esclusivamente a base di sostanze vegetali, soprattutto semi, bacche e frutti di una grande varietà di piante erbacee, arbusti e alberi. Molto adattabile a varie situazioni ambientali e climatiche ha colonizzato una notevole varietà di ambienti, anche se quello di elezione è rappresentato da boschi di latifoglie o misti inframmezzati a spazi aperti, campagne alberate e zone ad elevato indice di ecotono in generale. Fin dall’inizio di questo secolo si è stabilmente insediato anche in aree urbane, come a Parigi e in altre città dell’Europa centrale e settentrionale, ambiti in cui ha mostrato la capacità di acquisire una notevole confidenza nei confronti dell’uomo. Di norma non supera in Europa i 1500-1600 m di altitudine.
Status 
In parte sedentario, migratore regolare, svernante.  
E’ in una fase di forte espansione distributiva e quantitativa; la carta attuale mostra un aumento di più del doppio delle tavole occupate rispetto alla Carta del 1999 (dalle 50 di allora alle attuali 123 pari al 70,3% del totale, con 119 tavole di nidificazione certa o probabile). Il miglioramento, a parte la provincia di Parma che già allora appariva sufficientemente coperta, interessa tutto il restante territorio regionale, in parte per la disponibilità dei dati degli ultimi atlanti, ma soprattutto per la forte espansione verificatasi nell’ultimo decennio. In particolare nella provincia di Forlì-Cesena si passa dalle 5 tavole di allora (peraltro senza accertamento riproduttivo) alle 15 tavole attuali; le tavole costiere di Ravenna e Ferrara passano da 2 a 7. Anche in termini quantitativi i recenti censimenti forlivesi e ravennati indicano un aumento degli indici kilometrici di abbondanza dell’ordine di 8 volte rispetto al triennio 1995-97 (Ceccarelli e Gellini 2011). 
L’espansione nel settore orientale riguarda sia l’Appennino sia le zone planiziali; in montagna l’areale, limitato negli anni ’80 alle Foreste Casentinesi (Foschi e Gellini 1987) e in aumento già negli anni ’90 verso quote medie (Gellini e Ceccarelli 2000), copre attualmente tutto il territorio dalle zone pedecollinari al crinale; nelle zone costiere l’ampliamento interessa tutte le tavole, dalla Pineta di Classe al Bosco della Mesola.  
Anche altre province sono ormai quasi completamente coperte (Piacenza, Reggio); resta scoperta una fascia di pianura coincidente, a grandi linee, col tracciato della Via Emilia (da Rimini a Modena) e parte delle pianure interne ravennate e ferrarese. 
La fase espansiva è del resto generalizzata anche a livello nazionale ed europeo (Brichetti e Fracasso 2006). 
Nella scelta dell’habitat la specie appare molto eclettica utilizzando ogni formazione boschiva disponibile: le formazioni estese e mature del crinale e della costa, i boschi cedui collinari, i boschi fluviali, i pioppeti artificiali, le siepi arboree, i boschi relitti (Ambrogio et al. 2001; Ravasini 1995). 
La popolazione italiana è stimata in 40.000-80.000 coppie in incremento (Brichetti e Fracasso 2006); non sono disponibili stime della popolazione regionale; le uniche valutazioni, peraltro troppo datate vista l’evoluzione in corso, sono di 80-100 coppie nel Parmense (Ravasini 1995) e di 30-50 coppie nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002); alti valori di densità riguardano i Boschi di Carrega e i calanchi parmensi dove sono indicate stime di 5,4 coppie/kmq (Ravasini 1995). 
La regione è interessata da forti movimenti migratori con concentrazioni autunnali di migliaia di esemplari nelle zone costiere del delta, ad esempio nel Bosco della Mesola (Brichetti e Fracasso 2006). 
Non sembrano esistere al momento gravi fattori di rischio per la specie: la pressione venatoria, che era un tempo il più pesante fattore limitante, appare oggi ridotta dall’abolizione della caccia primaverile; permangono i rischi dovuti alle collisioni con cavi aerei e all’uso dei pesticidi: vengono riportati ad esempio episodi di avvelenamento da semi trattati con sostanze tossiche per campagne rodenticide (Meda 1980).
 
colombaccio
Colombaccio 
Foto: Marco Basso
 
 
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