Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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BIGIA PADOVANA Sylvia nisoria
Dimensioni: 
15 cm; apertura alare: 23-27 cm. 
Peso medio: 
20-30 gr. 
Specie politipica: 
2 sottospecie nel Paleartico occidentale. 
Distribuzione: 
Eurocentroasiatica. In Europa ha distribuzione prevalentemente orientale (in particolare in Russia, con oltre metà della popolazione continentale, Ucraina e Romania) e centrale (Polonia); nel Mediterraneo la distribuzione è limitata all’Italia e ai Balcani; raro al settentrione (Scandinavia).
Caratteristiche generali 
E’ il più grande dei Silvidi di macchia, caratterizzato da un disegno unico fra i congeneri, in particolare per la barratura a lunette nelle parti inferiori che ricorda quella dello Sparviere; le parti superiori sono grigio-cenere; l’occhio, distintivo, è giallo-oro; la femmina è più smorta, brunastra, nel complesso abbastanza simile alla femmina dell’Averla piccola. 
L’habitat è costituito da ambienti con copertura arbustiva (in particolare con specie spinose) ed arborea rada. L’alimentazione è prevalentemente insettivora ed, in parte, frugivora; nidifica in arbusti e bassi alberi. 
E’ specie essenzialmente migratrice che sverna nell’Africa centro-orientale.
Status 
Specie nidificante estiva, la cui distribuzione in Italia (Meschini e Frugis 1993) risultava limitata negli anni ’80 essenzialmente alla Pianura Padana settentrionale, con localizzate presenze in aree prealpine e in Emilia-Romagna. Negli anni ’80 erano stimate 1.000-2.000 coppie ridotte drasticamente nei decenni successivi fino ad una stima attuale probabilmente inferiore alle 100 coppie (Brichetti e Fracasso 2010). 
Nella Regione la nidificazione è sempre stata rara; in Romagna, nella prima metà del ‘900, era considerata scarsissima (Brandolini 1961) o eccezionale (Zangheri 1938); nel Parmense poco comune e molto localizzata (Tornielli 1982). 
Nella carta figurano 9 tavole occupate (5,1% del totale); l’accertamento riproduttivo riguarda 8 tavole ed è riferito ad informazioni ormai datate (dal 1985 al 1997). 
In quel periodo sono riportati i seguenti casi di nidificazione: nel Parmense 2 nidi nel 1989 in aree golenali del Po (Ravasini 1995); nel Modenese 2-6 coppie nel 1991-92 lungo il tratto di alta pianura del Panaro (Giannella et al. 1996); nel Forlivese una piccola colonia trovata nel 1976 a Magliano, nei meandri del Fiume Ronco (Pazzucconi 1977) risultava ancora in parte presente nel 1997 (Gellini e Ceccarelli 2000); un’altra coppia nel 1984 lungo il Fiume Montone, nei dintorni di Forlì (Foschi e Gellini 1987); nel Ravennate una coppia nel 1996 in zona agricola presso Conselice (Gellini e Ceccarelli 2000); nel basso Ferrarese una coppia nel 1976 (Pazzucconi 1977), non cartografata per assenza di riferimenti topografici sufficienti. La presenza riproduttiva è inoltre segnalata nel SIC riminese del F.Marecchia (Tinarelli 2005). In gran parte dei casi l’habitat è rappresentato da ambienti golenali con boschi ripariali accompagnati da ricca copertura arbustiva.   
Nelle province romagnole la presenza non è stata più verificata negli anni 2000 (Ceccarelli e Gellini 2011; Casini e Gellini 2008); per le province occidentali non si dispone di dati aggiornati, ma è verosimile che anche quelle zone siano state interessate dal drastico decremento nazionale. 
Nella Lista Rossa italiana è fra le specie a basso rischio (LIPU e WWF 1999), in quella regionale viene elencata fra le specie rare con una popolazione stimata in 30-50 coppie (Gustin et al. 1997), valutazione da considerare oggi ottimistica.  
La permanenza della specie come nidificante in Emilia-Romagna, pur tenendo presente che lo status non è aggiornato, appare al momento critica; va ricordato peraltro che la nostra Regione rappresenta un territorio marginale rispetto all’areale europeo che interessa principalmente le zone centrali ed orientali del continente. 
Il fattore di minaccia principale può derivare appunto da questa situazione di marginalità che rende di per se vulnerabile la specie; localmente i rischi possono derivare dalle alterazioni dell’ambiente fluviale, dall’abbattimento delle siepi e dall’uso dei pesticidi.     
 
Bigia padovana
 
 
 
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