Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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NUTRIA Myocastor coypus
Dimensioni: 
Lunghezza testa corpo: 47 -57 cm, lunghezza coda 34-40 cm.  
Peso medio: 
6 kg, maggiore nei maschi, con punte fino a 11 -12 kg. 
Distribuzione: 
In origine Cile meridionale, Argentina fino al Paraguay, oggi presente in tutta l’Europa continentale, Russia, Stati Uniti meridionali. In Italia è diffusa soprattutto nell’area padana, Toscana, Umbria ed è segnalata in espansione in molte province di tutta la penisola, Sicilia compresa.
Caratteristiche generali 
La nutria ha le forme di un grande topo dal mantello generalmente beige-bruno. Caratteristici sono i due grandi incisivi arancioni che emergono dal labbro superiore. La testa è grande, piatta, con piccole e mobili orecchie. La coda è lunga e squamosa, con pochi radi peli. La pelliccia presenta una densa e morbida borra sovrastata da lunghi peli scuri della giarra. La colorazione è variabile, derivando le popolazioni da esemplari selezionati per la pellicceria, e va dal nero al bianco. In natura l’animale appare a terra quasi goffo e spesso seduto, con la schiena inarcata a brucare vegetali. Capace comunque di correre molto velocemente, nuota con vigore e velocità in acqua, dove si rifugia al minimo pericolo. Può immergersi per alcuni minuti e scendere a vari metri di profondità. Strettamente erbivoro, si nutre di una grandissima varietà di piante, comprese molte coltivate. Diversi individui seguono sempre i medesimi percorsi, creando così veri e propri sentieri assai visibili tra la vegetazione e sulle rive dei canali. La tana viene ricavata nelle sponde con escavazione diretta di un tunnel che può essere di alcuni metri con camere terminali per il riposo e alcune uscite secondarie. L’habitat tipico è costituito dalle aree rivierasche delle acque dolci, paludi, laghi e fiumi a lento scorrimento. Si insedia preferibilmente nelle zone con ricca vegetazione, spingendosi anche lontano dalle rive in cerca di cibo o durante gli spostamenti tra diverse zone umide. Preferisce le zone di pianura ma può spingersi comunque anche oltre i 1000 m di quota. Il sistema riproduttivo è a base poliginica, con i maschi che tentano di sottomettere il maggior numero possibile di femmine che sono distribuite a mosaico sul territorio in relazione alle caratteristiche ambientali (Woods et al., 1992).
Status 
Fin dagli anni ’20 si sono diffusi in Italia come in molti altri Paesi del mondo numerosi allevamenti di Nutria o castorino, generalmente a carattere familiare e quasi mai denunciati o sottoposti ad alcun controllo. A partire dalla seconda metà degli anni ’70 l’allevamento commerciale della nutria entra in crisi, cessando di essere remunerativo e provocando di conseguenza il deliberato rilascio degli animali o la loro fuga dagli allevamenti abbandonati. Si formano in questo modo i primi piccoli gruppi che destano più curiosità che altro, consolidandosi successivamente in popolazioni residenti e riproduttive (Santini, 1978). Se per il basso ferrarese la presenza della nutria è nota fin dagli anni ‘80 (Bertusi e Tosetti, 1986), attualmente essa é segnalata in buona parte della regione così come in molti fiumi, laghi e raccolte d’acqua del nord e centro Italia. La plasticità che le permette di spostarsi dal pascolo alla raccolta delle idrofite a quella dei rizomi, la grande abbondanza di cibo messo a disposizione dall’agricoltura, nonché la mancanza di effettivi predatori, sono le ragioni che stanno alla base del considerevole aumento della specie. L’abitudine di utilizzare come punto di vedetta qualunque oggetto galleggiante o rialzato sulla superficie dell’acqua e in particolare i nidi di svariate specie di uccelli, produce devastanti effetti su molti nidificanti, oltre a un forte disturbo a carico delle specie che sostano regolarmente negli ambienti rivieraschi quali Ardeidi, Rallidi ecc. La Nutria è da tempo riconosciuta come responsabile dell’impoverimento delle biocenosi acquatiche vegetali (cfr. Ellis, 1963; Linscombe et al., 1981; Martignoni e Scaravelli, 1995) determinando così un danno ulteriore alle già rare e spesso minacciate formazioni tipiche delle zone umide italiane. Inoltre la specie è in grado di procurare danni a carico di varie essenze agricole di cui si nutre, così come di danneggiare strutture idrauliche a causa dell’escavazione di tane. I danni maggiori sono a carico delle colture orticole ma interessano anche cereali, barbabietole, semenzali e vivai. I danni idraulici possono divenire notevoli in quanto proprio in vicinanza dei chiusini, dei ponticelli e di altre opere, le nutrie trovano maggior facilità di scavo e quindi vi insediano le proprie tane.  
Per quanto riguarda la possibilità di un controllo "naturale" delle popolazioni, occorre considerare che i predatori europei che possono cibarsi della Nutria sono ben pochi, sia per le cospicue dimensioni del roditore sia per la fiera resistenza che essa può opporre. A parte la Volpe, che può attaccare anche subadulti, le altre predazioni riferibili a uccelli da preda e a carnivori terrestri sono a carico dei giovani.  
In considerazione delle problematiche collegate e del fatto che si tratta di una specie esotica, la Regione Emilia Romagna, con decreto 760 del 17 ottobre 1995, ha adottato una strategia quantomeno di contenimento numerico, data la oggettiva impossibilità di eradicazione. A questo scopo l’utilizzo di gabbie-trappola è sicuramente il più efficace sistema di controllo della Nutria nel lungo periodo (Norris, 1967a, 1967b; Evans et al., 1971). Esse infatti non producono alcun disturbo alla restante fauna, sono selettive e permettono un loro uso anche nelle aree protette (Martignoni e Scaravelli, 1995).L’uso delle armi da fuoco può risultare efficace solo in determinate circostanze, inoltre presenta aspetti negativi legati alla difficoltà di recupero delle carcasse. Occorre peraltro sottolineare che la gestione del problema richiede un approccio integrato e interventi generalizzati e durevoli, in quanto solo quando la popolazione viene costantemente mantenuta a densità compatibili si può ritenere di avere raggiunto l’obiettivo del controllo (Gosling, 1989; Gosling et al., 1988; Velatta e Ragni, 1991; Reggiani et al., 1993; Scaravelli e Martignoni, 1996). L’utilizzo delle gabbie, non richiedendo particolari specializzazioni, può essere di solito affidato agli stessi proprietari dei fondi coinvolti, tuttavia è necessario il supporto del personale degli Uffici Caccia e Pesca provinciali al fine di garantire la corretta realizzazione dei programmi concordati (Scaravelli e Martignoni, 1996).  
La realizzazione di un piano funzionale su scala medio-grande deve prevedere uno studio preliminare delle presenze e delle aree a rischio, seguito da una accurata organizzazione logistica, comprendente un centro operativo, personale e un’adatta campagna di informazione. Occorre inoltre predisporre un controllo del catturato allo scopo di rilevare i parametri di popolazione, i quali permettono di monitorarne l’andamento del programma di limitazione numerica e di verificarne l’efficienza. 
Nonostante i piani di contenimento messi in opera si va assistendo ad un continuo ampliarsi della presenza della specie in molte aree come per esempio anche nelle zone appenniniche o rivierasche. L’area ravennate per esempio è oggi colonizzata interamente alla specie (Scaravelli 2001, 2002) così come va espandendosi nella zona forlivese (Scaravelli 2002) ma non mancano nuove affermazioni anche in tutta l’Emilia. Il programma di eradicazione dovrà essere reinterpretato e finanziato con nuovo impulso se si vuole dare un minimo di efficacia al sistema.
 
 
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Nutria
 
 
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