Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Indice generale
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Aspetti gestionali dei corvidi
 
TECNICHE DI CENSIMENTO
Per le specie che nidificano su alberi isolati o filari, come la gazza e la cornacchia, una tecnica di censimento in grado di garantire risultati affidabili e facile applicabilità in ambienti prevalentemente coltivati in pianura e collina o comunque privi di grandi estensioni boschive è il conteggio dei nidi in epoca tardo invernale o primaverile, quando cioè gli alberi senza fogliame permettono una buona visibilità. A seconda delle dimensioni dell’area da indagare e, ovviamente, dei mezzi a disposizione si possono ottenere indici di abbondanza su percorsi lineari, oppure il mappaggio di tutti i nidi presenti. Occorre però distinguere tra nidi occupati e non, in quanto è noto come ciascuna coppia costruisca e possa utilizzare alternativamente più nidi, posti di solito a breve distanza uno dall’altro. Questa tecnica non permette tuttavia la stima della frazione non riproduttiva della popolazione presente. Altre tecniche note, anche se meno importanti a fini gestionali, sono il classico metodo dei "point counts" (Blondel et al., 1981), e della "cattura - marcatura - ricattura" (cfr. Meriggi, 1989), utilizzabili in ambienti forestali chiusi o comunque con scarsa visibilità.
 
METODI DI CONTROLLO
I corvidi, assieme alla volpe, sono tra le specie più frequentemente oggetto di interventi di controllo delle popolazioni (Cocchi, 1991), in quanto ad essi vengono generalmente attribuiti sia danni alle colture agrarie sia alla selvaggina cacciabile, soprattutto Fasianidi. Al di là del reale e comprovato danneggiamento esiste tuttavia ancora un forte pregiudizio, soprattutto nell’ambiente venatorio, che tende a identificare nelle specie opportuniste la principale causa della diminuzione della selvaggina, esagerando palesemente il loro ruolo. Ciò crea spesso le condizioni per una richiesta generalizzata di controllo sostanzialmente indipendente dalla valutazione dell’efficacia e del rapporto costi/benefici di queste operazioni. E’ stato invece più volte dimostrato che gli interventi di controllo possono risultare utili e giustificabili solo se vengono rispettate alcune condizioni, in particolare l’intervento deve garantire una reale riduzione della popolazione e deve essere attuato con mezzi selettivi. Molto spesso interventi non cruenti volti a prevenire i danni possono risultare altrettanto o più efficaci delle operazioni di controllo diretto tuttavia, nel caso dei Corvidi, la maggior parte dei tradizionali accorgimenti atti a spaventare (cannoncini, fogli di alluminio o plastica ondeggianti ecc.) si è rivelato inefficace nel giro di pochi giorni a causa delle loro elevate capacità intellettive e di apprendimento, così come dispendioso e non sempre attuabile è il controllo attraverso il prelievo diretto con armi da fuoco. In quest’ultimo caso si procede generalmente all’abbattimento di adulti e pulli al nido durante la stagione riproduttiva. Questa tecnica, peraltro utilizzabile quasi esclusivamente in zone che presentino un assetto agricolo e territoriale adatto, è sconsigliabile in quanto comporta un elevato rischio di coinvolgimento involontario di quelle specie di rapaci che utilizzano regolarmente per la riproduzione i nidi costruiti dai Corvidi. Mezzi assolutamente non selettivi, come i bocconi avvelenati, vengono tuttora utilizzati in altri paesi (Kalotàs e Nikodémusz, 1982 in Rolando, 1995) ma, oltre che illegali in Italia, essi sono inaccettabili per il pesante coinvolgimento di molte altre specie. Una tecnica perfettamente selettiva già sperimentata e attuata sia all’estero che in Italia che può dare buoni risultati è la cattura tramite gabbie-trappola in periodo riproduttivo. Una analisi critica delle problematiche di controllo dei Corvidi e una descrizione dettagliata delle tecniche di cattura, cui si rimanda per ulteriori approfondimenti e da cui sono in gran parte tratte le considerazioni seguenti, si trovano in Cocchi (1996).L’efficacia delle gabbie-trappola, pur essendo variabile in dipendenza delle specie bersaglio, delle tipologie costruttive e delle modalità d’impiego, è mediamente tale da presentare un rapporto costi/benefici migliore rispetto a quello ottenibile con altre tecniche. Esse inoltre presentano un ottimo grado di selettività, possono rimanere operative per lunghi periodi necessitando solo di controlli periodici da parte degli operatori e non arrecano danni agli animali. Le tipologie costruttive delle trappole possono essere diverse a seconda della specie bersaglio ma ugualmente valide. Nei casi in cui per la cattura venga utilizzata un’esca alimentare è opportuno concentrare gli sforzi di cattura in coincidenza con il periodo di più scarsa disponibilità di risorse trofiche (ad esempio la stagione invernale).Un tipo di gabbia, progettata espressamente per la cattura di gazze, è quella di Larsen, dal nome del suo ideatore, la quale è provvista di un meccanismo di chiusura costituito da una molla di scatto e da un falso-posatoio. Pur avendo mostrato la capacità di catturare più o meno occasionalmente varie specie di corvidi, essa presenta la massima efficacia nel caso della gazza. La trappola Larsen possiede inoltre una elevata selettività (in Gran Bretagna 1% di specie non bersaglio su un totale di più di 10.000 catture). Poichè la trappola utilizza come esca esemplari vivi di gazza, in quanto sfrutta la reazione aggressiva delle coppie nel proprio territorio, il miglior rapporto costi/benefici è ottenibile concentrando le catture nel periodo primaverile e di inizio estate. E’ in questo modo possibile ridurre il suo impatto sulle uova ed i nidiacei di diverse specie selvatiche di interesse faunistico-venatorio con uno sforzo relativamente limitato, comunque contenuto entro il periodo riproduttivo. Un esperimento di utilizzo della trappola Larsen è stato organizzato e condotto in collaborazione dall’Ufficio Caccia dell’Amministrazione provinciale di Modena e dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica in alcune zone di ripopolamento e cattura della provincia di Modena. L’esperienza si è articolata in una pre-prova, effettuata nel 1993 con l’utilizzo di un numero limitato di trappole, ed una prova vera e propria, effettuata durante la primavera-estate 1994 con l’impiego di 31 trappole distribuite in 24 zone di ripopolamento e cattura. L’efficacia media di cattura è stata di 0,69 gazze catturate per trappola al giorno, valore quasi triplo di quello riscontrato in Gran Bretagna (0,25). Il numero medio di giornate di lavoro delle trappole nei due anni di prova è stato pressochè identico: 67 nel 1993 e 67,7 nel 1994. Il numero di animali catturati/giorno è variato da 0 a circa 3 a seconda delle trappole, con la maggior parte attorno al valore di 0,4-0,6 gazze catturate per giorno.La verifica sperimentale ha confermato l’efficacia e la buona selettività d’azione delle trappole Larsen, già riscontrate in Gran Bretagna. Recentemente sono state messe a punto trappole Larsen modificate (di maggiori dimensioni e con ingressi laterali anzichè sommitali) che hanno dimostrato una buona efficacia per la cattura delle cornacchie.Non va dimenticata inoltre la possibilità di affiancare alla cattura forme di controllo indiretto dei Corvidi attraverso la limitazione o l’eliminazione di fonti alimentari diffuse e di facile accesso quali discariche, residui e sottoprodotti degli allevamenti ecc. Ulteriori interventi in grado di ridurre la predazione sui nidi riguardano il ruolo della copertura vegetale, in quanto in numerose occasioni è stata evidenziata una relazione inversa tra il grado di copertura vegetale e l’entità della predazione sui nidi. E’ quindi probabile la salvaguardia o il ripristino di ambienti a vegetazione erbacea ed arbustiva fin dall’inizio del periodo riproduttivo possa rappresentare un utile intervento teso a limitare la predazione sui nidi di galliformi da parte dei corvidi.Interventi strutturali di questo tipo presentano il vantaggio di essere efficaci per tempi medio-lunghi ed in tal senso appaiono interessanti e preferibili anche sotto il profilo del rapporto costi-benefici.
 
 
 
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