Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Percorsi
Indice generale
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Le zone umide considerate nelle presente indagine
Complessivamente nel 2006 risultavano in Emilia-Romagna circa 31.000 ettari di zone umide, esclusi corsi d'acqua, litorali e risaie, compresi invece quelli creati ex novo o ripristinati su seminativi ritirati dalla produzione e su superfici marginali delle aziende agricole (circa 4.400 ettari) in applicazione dei Regolamenti comunitari 2078/92 e 1257/99 allo scopo di conservare la flora e la fauna selvatica. 
Per la valutazione della vocazionalità del territorio regionale per l’avifauna acquatica, le zone umide sono state suddivise secondo criteri funzionali e in base al tipo di gestione a cui sono soggette. Infatti, la presenza o meno di caratteristiche ambientali favorevoli alle varie specie di uccelli acquatici dipende da fattori quali le dimensioni della zona umida, il tipo di presenza antropica, la pendenza, la superficie e l’andamento delle rive e dei fondali, le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua, il tipo di gestione della vegetazione e dei livelli dell’acqua, la ricchezza, la struttura e la copertura della vegetazione. Tutti i suddetti fattori sono correlati alle funzioni per le quali le zone umide sono state conservate, create o trasformate e sono controllati dal tipo di gestione a cui è soggetta ogni zona umida. I vari tipi di gestione effettuati nelle zone umide sono generalmente in grado di arrestare e/o modificare i rapidi e dinamici processi di evoluzione degli ambienti più caratteristici delle zone umide (ad esempio l’evoluzione dei canneti e il progressivo interrimento) e favorire sia in modo mirato (nel caso della gestione ittica e faunistico-venatoria) sia più o meno casualmente (nel caso della gestione di corsi d’acqua e bacini di decantazione delle acque e dei fanghi) la permanenza di condizioni ambientali adatte a varie specie animali durante le differenti fasi del loro ciclo biologico.
Zone umide pianura ER
 
Suddivisione per tipologie delle zone umide presenti in Emilia Romagna nell'area di pianura. Ogni tipologia, ad eccezione delle risaie, è contraddistinta da una lettera successivamente utilizzata per indicarla nei testi delle specie degli uccelli acquatici. 
 
A) zone umide in aree protette (OPF, ZRC, zone di rifugio, riserve naturali etc.) 
 
A - Zone umide in aree protette (OPF, ZRC, ZONE DI RIFUGIO, RISERVE NATURALI ETC.) 
In questa tipologia sono comprese zone umide quali le casse di espansione, le cave abbandonate e i bacini di decantazione degli ex zuccherifici in corso di rinaturalizzazione, le zone umide ripristinate nell’ultimo decennio. La maggior parte di esse si trova nel settore orientale  (vedi Figura). La superficie complessiva di questa tipologia ambientale era di 4.224 ha nel 1996-1997 ed è aumentata a 6.050 ha nel 2006 in seguito al ripristino di zone umide con l’applicazione di misure agroambientali comunitarie, alla riqualificazione ambientale di bacini di ex zuccherifici, alla realizzazione di nuove casse di espansione e alla sistemazione finale di cave con criteri naturalistici. Tutte le zone di questa tipologia sono caratterizzate da assenza dell’attività venatoria, scarso disturbo antropico e in genere, salvo nei casi di alcune ex cave, elevata copertura vegetale. 
Tra le zone di maggior rilievo naturalistico e faunistico vi sono in questa tipologia le Valli di Argenta (FE), Punte Alberete e Valle Mandriole (RA) e aree con superficie superiore ad un centinaio di ettari in cui sono state recentemente ripristinate le zone umide come ad esempio l’Oasi delle Valli di Mortizzuolo presso Mirandola (MO) e l’Oasi dell’ex risaia di Bentivoglio (BO).  
 
B- Zone umide con gestione esclusivamente faunistico-venatoria in AFV e ATC 
La superficie complessiva delle zone di questa tipologia ambientale è di 3.780 ha (2.388 ha nel 1996-1997). La maggior parte di esse è localizzata in AFV nella bassa pianura bolognese e modenese (vedi Figura). Si tratta, oltre che di pochi biotopi che non sono stati mai prosciugati e che ospitano specie vegetali e animali rare e minacciate, di numerose zone umide prevalentemente d’acqua dolce e con dimensioni assai variabili, ripristinate su seminativi ritirati dalla produzione e su superfici marginali delle aziende agricole attraverso l’applicazione di misure agroambientali comunitarie. Tutte sono gestite per la fauna selvatica con efficacia e successo variabili a seconda dei metodi e dei mezzi e utilizzati e in tutte si svolge l’attività venatoria con una frequenza ed un impatto assai diverso a seconda dell’istituto venatorio e del numero di giornate di caccia. La scarsità di disturbo antropico al di fuori della stagione venatoria e la gestione finalizzata a favorire la fauna selvatica le rendono spesso tra le zone più frequentate dall’avifauna acquatica nidificante. 
 
C - Zone umide gestite prevalentemente per itticoltura estensiva in aree protette 
La superficie complessiva di questa tipologia ambientale è di 5.029 ha localizzati nella fascia costiera ferrarese (vedi Figura). Sono comprese in questa tipologia vaste porzioni delle valli del comprensorio di Comacchio e le valli salmastre a nord del Po di Volano, caratterizzate anche da scarso disturbo antropico e quindi utilizzate dall'avifauna in ogni periodo dell'anno. 
 
D - Zone umide gestite prevalentemente per itticoltura estensiva in AFV e ATC 
La superficie complessiva delle zone umide di questa tipologia ambientale è di 12.624 ha. Si tratta di zone umide arginate, con acqua salmastra e situate nella fascia costiera (vedi Figura); tra esse figurano la Valle di Gorino, le Valli Bertuzzi, le Valli del comprensorio di Comacchio e le Pialasse Ravennati. Solo una piccola parte delle suddette zone è soggetta al flusso delle maree. Nelle Valli Bertuzzi e nelle Valli del comprensorio di Comacchio il disturbo antropico al di fuori della stagione venatoria è in genere scarso, permettendo quindi l'insediamento di numerose specie nidificanti. 
 
E - Zone umide gestite prevalentemente per itticoltura intensiva e semintensiva in aree protette 
La superficie complessiva di questa tipologia ambientale era di circa 743 ha nel 1996-1997 ed è diminuita a 630 ha nel 2006 in seguito all’abbandono e alla trasformazione di varie zone principalmente nelle province di Bologna, Ferrara e Modena. Si tratta di zone d’acqua dolce diffuse soprattutto nel Bolognese, Modenese e Ferrarese (vedi Figura), caratterizzate da un elevato disturbo antropico (pesca sportiva, attività di gestione dei bacini e dei pesci) e quindi scarsamente utilizzate dall'avifauna acquatica ad eccezione delle specie prevalentemente ittiofaghe (Aironi, Gabbiani e Cormorani) che le frequentano per scopi alimentari. Alcune delle zone di questa tipologia hanno anche una dotazione minima di vegetazione palustre che le rende attraenti per le specie di uccelli più confidenti (Gallinella d'acqua, Folaga, Svasso maggiore) . 
 
F - Zone umide gestite prevalentemente per itticoltura intensiva e semintensiva in AFV e ATC 
La superficie complessiva delle zone di questa tipologia ambientale era di circa 845 ha nel 1996-1997 ed è diminuita a 770 ha nel 2006 in seguito all’abbandono e alla trasformazione di varie zone, principalmente nelle province di Bologna e Modena. Così come quelle della tipologia corrispondente situate in aree protette, la maggior parte delle zone sono ubicate nel Bolognese, Modenese e Ferrarese (vedi Figura). Il disturbo antropico è generalmente elevato in ogni periodo dell'anno e quindi l'avifauna presente è generalmente scarsa, ad eccezione delle specie prevalentemente ittiofaghe che possono utilizzare queste aree per fini trofici, in particolare nel periodo estivo. 
 
G - Saline  
In ambito regionale esistono solo due saline: quella di Comacchio (FE), le cui attività sono cessate nel 1986, e quella di Cervia (RA). La superficie complessiva di questa tipologia ambientale è di 1.366 ha (vedi Figura). Il disturbo antropico è scarso permettendo quindi la presenza di numerose specie ornitiche in ogni periodo dell'anno. Nelle saline avvengono però spesso notevoli escursioni del livello dell’acqua in periodo riproduttivo che danneggiano uova e nidi. L’elevata salinità dei fanghi e delle acque consente un utilizzo di queste zone per l’alimentazione da parte di limicoli e anatre anche in inverni molto rigidi. Il progressivo degrado della salina di Comacchio in seguito alla cessazione delle attività di estrazione del sale è stato bloccato con interventi di ristrutturazione dei manufatti per l’immissione e la circolazione delle acque nel 2005-2006.  
 
H - Bacini di decantazione delle acque e dei fanghi di zuccherifici attivi e di allevamenti di bestiame in aree protette 
La superficie complessiva di questa tipologia ambientale era di 359 ha nel 1996-1997 ed è scesa a circa 230 ha nel 2006 in seguito alla chiusura di vari zuccherifici negli ultimi anni. Si tratta in genere di bacini con dimensioni inferiori a un ettaro ognuno che nel caso degli zuccherifici formano complessi estesi su decine di ettari e nei quali i periodici interventi di gestione e le notevoli escursioni del livello dell’acqua consentono uno scarso sviluppo della vegetazione palustre. Nonostante le caratteristiche ambientali fortemente artificiali, questo tipo di zone umide è frequentato da numerose specie, soprattutto limicoli in primavera ed estate,  alcune delle quali di rilevante interesse conservazionistico e gestionale; tutti i bacini degli zuccherifici sono spesso utilizzati da Anatidi e Folaghe come zone di rifugio durante la stagione venatoria. I bacini di zuccherifici inattivi ricadono nella tipologia A “Zone umide in aree protette”. 
 
I - Bacini di decantazione delle acque e dei fanghi di zuccherifici attivi e di allevamenti di bestiame in AFV e ATC 
La superficie complessiva di questa tipologia ambientale era di circa 89 nel 1996-1997. Dopo la chiusura di alcuni zuccherifici la superficie di questa tipologia è di circa 35 ettari e comprende soprattutto bacini con dimensioni inferiori a un ettaro ognuno, che nel caso degli zuccherifici formano complessi estesi su decine di ettari e nei quali i periodici interventi di gestione e le escursioni del livello dell’acqua consentono uno scarso sviluppo della vegetazione palustre. Così come per la tipologia precedente, nonostante le caratteristiche ambientali fortemente artificiali, questo tipo di zone umide è frequentato da numerose specie, soprattutto limicoli in primavera ed estate. L'esercizio dell'attività venatoria determina in genere una scarsa frequentazione di queste zone da parte di folaghe e anatre.  I bacini di zuccherifici inattivi ricadono nella tipologia B “zone umide con gestione esclusivamente faunistico-venatoria”.  
 
L - Cave attive temporaneamente o permanentemente inondate  
La superficie complessiva delle zone di questa tipologia ambientale era di circa 398 ha nel 1996-1997 ed è scesa a circa 300 ettari. Sono distribuite principalmente lungo l’alta pianura, lungo i corsi d’acqua e in prossimità della costa ravennate. Si tratta di zone che presentano in genere vasti specchi d’acqua con scarsa vegetazione, adatti per lo più alla sosta di Anatidi e Folaghe al di fuori del periodo riproduttivo. Le cave abbandonate e/o sistemate con criteri naturalistici ricadono nelle tipologie “Zone umide in aree protette, Zone umide con gestione esclusivamente faunistico-venatoria, Zone umide gestite prevalentemente per itticoltura intensiva e semi-intensiva in aree protette o in AFV e ATC” a seconda delle principali attività che vi vengono svolte. 
 
O - Corsi d’acqua (fiumi, torrenti e canali principali) 
Sono stati considerati solo i corsi d’acqua con larghezza in genere superiore ai 4-6 metri. La superficie complessiva di questa tipologia ambientale è di 18.991 ha e la distribuzione è illustrata nella Figura dove, oltre ai maggiori corsi d’acqua, spiccano vaste aree del Ferrarese e dell’entroterra Ravennate caratterizzate da una elevata densità di canali.  
 
Q - Litorali 
La superficie complessiva di questa tipologia ambientale è di 1.393 ha (vedi Figura). Per il calcolo delle superfici è stata considerata una fascia di 100 metri comprendente la battigia, le aree marine con scarsa profondità e le aree soggette al flusso delle maree che possono essere utilizzate dall'avifauna. 
 
Anche le Risaie sono state considerate come una singola tipologia distinta delle zone umide; la loro superficie e ubicazione sono risultate difficilmente valutabili in conseguenza soprattutto dei frequenti cambiamenti colturali. Nel periodo 1994-1997 le principali aree con risaie erano situate nel Ferrarese (circa 10.180 ha nel 1996 tra Berra, Iolanda di Savoia, Comacchio e Mesola) e nel Modenese tra Novi e Carpi (circa 400 ha nel 1996); nel decennio successivo tale distribuzione si è mantenuta circa costante.
 
 
 
 
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