Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Percorsi
Indice generale
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CAPRIOLO  Capreolus capreolus
Analisi di vocazione per province: 
Lunghezza testa-tronco: 
105-120 cm  
Altezza al garrese: 
70-80 cm  
Lunghezza garretto: 
35-40 cm.  
Peso corporeo medio: 
24-28 Kg ( maschi 5% più pesanti delle femmine )  
 
Caratteristiche generali: 
Cervide di piccole dimensioni, con specchio anale bianco in inverno e coda pressochè inesistente. Il maschio adulto possiede un palco tipicamente a tre punte per stanga. È un brucatore selettivo che predilige germogli e foglie tenere. Vive in piccoli clan familiari da ottobre a marzo e solitario da maggio a settembre, quando il maschio tende ad essere territoriale, cioè a difendere e marcare un’area ben precisa. Tra luglio e agosto hanno luogo lunghi inseguimenti di corteggiamento e “giostre” amorose. Dopo la fecondazione estiva l’ovulo fecondato non si impianta immediatamente in utero e la gestione vera e propria ha inizio solo a gennaio. Intorno a maggio la femmina partorisce tra 1 e 3 cuccioli maculati.
 
Distribuzione: 
Europa, Caucaso, Penisola Anatolica.
 
Status e distribuzione
Intorno al 1995 il capriolo era distribuito in modo continuo su tutto il tratto montano e su gran parte di quello collinare dal Parmense centro-orientale al Riminese, per una superficie totale di circa 9.000 kmq. Mancava nel Parmense occidentale e nel Piacentino (tranne l'area intorno a Bobbio confinante col Pavese).   
Il ritorno del capriolo era stato favorito sia dai meccanismi comportamentali di organizzazione spaziale e di dispersione tipici della specie sia dalle trasformazioni ambientali seguite allo spopolamento antropico della montagna (evoluzione dei cedui abbandonati, dei forteti e dei cespuglieti) e dalle caratteristiche strutturali del paesaggio collinare. Nel 1980 il capriolo occupava forse appena 2.700 kmq di areale stabile discontinuo, perlopiù nel settore appenninico, con massima espansione nel Forlivese (dove abitava ca 1280 kmq e 15 comuni, cfr Spagnesi e Trocchi 1982). Negli anni '80 si assistette all'espansione nella fascia collinare, con le prime apparizioni nella fascia pedecollinare sul finire del decennio. Dal 1990 cominciarono a diventare frequenti segnalazioni sulla Via Emilia tra Bologna e Rimini e oltre l'asse autostradale Bologna-Ancona, in genere individui in dispersione (giovani e subadulti) sottoposti a disturbo antropico diretto o bersagli del randagismo canino, capaci occasionalmente di irradiarsi fino alla bassa pianura attraverso i corridoi verdi dei canali e dei fiumi.   
Per il capriolo l’espansione territoriale dell’ultimo decennio ha interessato soprattutto la porzione occidentale della regione. I vuoti di areale tra Piacentino e Parmense sono stati colmati da un quinquennio e oggi la distribuzione della specie interessa uniformemente tutta la fascia montana e quella collinare dal Piacentino al Riminese su una superficie complessiva di circa 11.500 kmq. Censimenti primaverili, perlopiù con osservazioni e mappaggio da punti vantaggiosi, vengono pianificati con regolarità in tutte le province con presenza stabile del capriolo e interessano ormai vaste superfici. Le densità medie riscontrate sono piuttosto variabili; le più elevate continuano a riscontrarsi nel Parmense (19,7 capi/kmq su superficie campionata) e nel Reggiano (24,3/kmq sull’areale occupato); le più basse nel Piacentino (5,3/kmq sull’areale occupato); in provincia di Bologna e Forlì-Cesena  le densità sono classificabili medie (12-13/kmq, calcolate sull’areale occupato). In provincia di Reggio Emilia il 40% delle zone di censimento con osservazione da punti vantaggiosi ha registrato densità superiori a 23 capi per kmq fino ad un massimo di 55 capi. Si veda Melis et al. (2009) per valori di densità su scala europea. I tentativi di colonizzazione della fascia di pianura si fanno sempre più ripetuti, diffusi e consistenti: le aste fluviali e la rete di canali rappresentano in questi casi le vie di dispersione preferenziali. L’espansione verso la pianura è stata particolarmente monitorata nel Modenese, dove è stata realizzata una ampia copertura con censimenti. La tendenza ad espandersi nella fascia planiziale si scontra con la mancanza di reale idoneità ambientale complessiva, per la monotonizzazione del paesaggio e il grande sviluppo della rete viaria.  
E’ molto difficile stimare la consistenza numerica complessiva del capriolo. In alcune province le aree campionate sono ancora non sufficientemente ampie per fornire valori rappresentativi su grande scala. In prima approssimazione si puo’ ipotizzare una presenza di circa 150.000 esemplari complessivi (13,0 capi/kmq).
 
Distribuzione del capriolo
Capriolo - distribuzione
 
Vocazionalità
DATO BIOLOGICO 
Vista la distribuzione dei valori di densità stimata osservati, sono state individuate due classi di densità utilizzando la mediana (18 ind./kmq) della distribuzione come soglia: classe 1, >0 e < 18 ind/kmq; classe 2, >=18 ind./kmq. 
MODELLO DI VOCAZIONE 
Per il capriolo è  stato formulato un modello di regressione logistica con selezione forward. 
Il modello ha fornito una buona prestazione in termini di classificazioni corrette (84% complessiva, 80 per la classe 1 e 87% per la classe 2).  
Il modello ottenuto, sebbene utilizzi 12 variabili, si basa prevalentemente su 3 variabili (Exp(B)>1): l’abbondanza di colture eterogenee (colt_ete), l’indice di shannon delle formazioni boscate (shab), e i perimetri dei boschi (pbos). 
Il modello multivariato, definito sulla base della classi sopra indicate (soglia a 18 ind/kmq), è stato applicato ad una porzione di territorio definito sulla base di un modello multi criterio di presenza potenziale. 
Per rendere più reale la rappresentazione della distribuzione potenziale della specie, è stato formulato un modello multicriteriale deterministico (Crisp Envelope Model, CEM; Robertson et al. 2004) basato sulle categorie di uso del suolo definite nel Corine Land Cover. Il modello si è basato su un razionale semplificato che ha previsto i seguenti passaggi: 
 
1. in primo luogo sono state individuate le aree che potevano offrire riparo dai predatori o aree maggiormente indisturbate (cover area). Tali aree sono indispensabili nell’areale di presenza stabile per consentire adeguati livelli di riproduzione e la sopravvivenza delle classi di età giovanili, oltre che degli stessi adulti (p.es. Lovari & San José 1997, Cimino & Lovari 2003). Queste aree sono state individuate mediante aggregazione delle porzioni di territorio corrispondenti a categorie di uso del suolo che potessero offrire riparo alla specie (243, 244, 311, 312, 313, 322, 323, 324, 5114).  
2. Per considerare i movimenti giornalieri che normalmente vengono effettuati dagli animali verso le aree aperte (escluse le perlustrazioni dovute a fenomeni di dispersione), l’area è stata estesa per 1 km rispetto alle cover area (Radeloff et al. 1999, Lovari & San José 1997, Cimino & Lovari 2003), ottenendo così una mappa di presenza preliminare.  
3. Dalla mappa di presenza preliminare, sono state escluse le aree chiaramente non idonee alla presenza del capriolo (zone umide, corpi idrici, aree urbane, etc.). 
4. Infine, sono state escluse le aree soggette a intenso disturbo antropico diretto (200 m intorno ai centri urbani). 
5. L’area risultante rappresenta la distribuzione potenziale nel territorio regionale. 
 
I vincoli altitudinali indicati nella scheda REN non rappresentavano reali limiti in questo contesto ecologico (Min, 0; Max, 2000), poiché nel territorio regionale vi sono poche aree al di sopra di questa soglia. 
CARTA DELLE POTENZIALITA’ E CARTA DI VOCAZIONE BIOTICA 
 
A partire dalla analisi delle aree campione suddivise in due gruppi, cioè aree con densità rilevata compresa entro 18 capi/kmq, e aree con densità rilevata superiore a 18 capi/kmq, la classificazione del territorio è stata ottenuta utilizzando 3 categorie di vocazione, ottenute in base alla probabilità di appartenenza alla categoria 2, segnatamente: alla categoria di minore idoneità vengono attribuite le celle con probabilità non superiore al 50% di appartenere al gruppo 2; alla categoria di idoneità intermedia vengono attribuite le celle con probabilità compresa tra il 50% e il 75% di appartenere al gruppo 2; alla categoria di massima idoneità  vengono attribuite le celle con probabilità superiore al 75% di appartenere al gruppo 2.  E’ stata cosi’ creata una prima carta della vocazione biotica. 
Tale classificazione permette la creazione di una prima carta delle potenzialità. Il territorio regionale risulta pressoché ovunque, almeno nella fascia appenninica e pre-appenninica, potenzialmente ricettivo per questo ungulato, con idoneità da media a elevata. E’ importante sottolineare che la corretta chiave di lettura della carta delle potenzialità è quella che vede risaltare le aree maggiormente adatte alla specie, tenendo tuttavia in considerazione il fatto che il rimanente territorio mantiene una vocazione da discreta a buona. In altri termini, l’analisi dei dati regionali attualmente disponibili per questa specie mostra che, laddove essa è presente, raggiunge densità che difficilmente scendono sotto i 6-7 capi/kmq. 
Osservando la carta appare chiaro che le condizioni ambientali che in regione emergono come maggiormente favorevoli al capriolo sono quelle caratterizzate dalla massima frammentazione delle tipologie ambientali quali tipicamente si incontrano nella fascia collinare fino ad altitudini medie, mentre, al contrario, gran parte della fascia altoappenninica, che vede la predominanza di estesi boschi di latifoglie miste, presenta vocazione di grado inferiore. Nella fascia montana, la presenza di prati-pascolo in aree prevalentemente boscate aumenta localmente la vocazionalità.  Questo effetto è tuttavia osservabile solo entro un certo limite altitudinale, in quanto oltre i 1200-1400 m s.l.m. è probabile che esso venga controbilanciato dall’effetto negativo delle condizioni climatiche. 
E’ stata quindi creata una seconda carta, di tipo operativo, che chiamiamo di vocazione biotica, tenendo conto di alcune caratteristiche biologiche della specie, come la dispersione giovanile, la mobilità. Di conseguenza sono state escluse tutte le aree di pianura classificate inizialmente come idonee. La fitta rete viaria e l’intensa urbanizzazione annullano la ricettività potenziale della pianura della regione. 
Nelle carte di vocazione che seguono l'areale in bianco è a vocazione nulla.
 
Capriolo vocazione potenziale
Capriolo vocazione biotica
 
CARTA DI VOCAZIONE AGROFORESTALE 
 
Anche nel caso del capriolo, come di altri ungulati, è necessario porre attenzione alle interazioni con le attività agricole e antropiche in genere; pertanto è stata realizzata una carta di vocazione agro-forestale, ottenuta come in altri casi declassando la vocazione biotica nei casi di sovrapposizione con le colture che risultano maggiormente danneggiate dalla specie. 
La carta agro-forestale è stata realizzata partendo dalla carta della vocazione biotica e calcolando, sul sottoinsieme delle cellette ricadenti nella fascia collinare, il valore della estensione dei vigneti e dei frutteti, cioè delle colture maggiormente danneggiate dal capriolo. 
Quindi è stata applicata una procedura automatica che prevede l’attribuzione della categoria di rischio agro-forestale alle cellette in cui sono presenti frutteti o vigneti. Il territorio così classificato è stato sottratto alla vocazione biotica. Il risultato della carta ottenuta applicando i criteri su evidenziati è un arretramento della linea di vocazione verso la fascia collinare, ma soprattutto una forte diminuzione delle aree a massima vocazione o la scomparsa di qualunque vocazione, ben osservabile nei settori o comprensori in cui sono presenti colture specializzate, segnatamente frutteti e vigneti.  
Nella carta di vocazione l'areale in bianco è a vocazione nulla.
 
Capriolo rischio agroforestale
 
(esempio: Provincia di Forlì-Cesena)
Linee di gestione
La buona fertilità, il ciclo vitale relativamente breve, i meccanismi di dispersione legati agli erratismi giovanili e alla territorialità degli adulti, hanno contribuito a fare del capriolo un ungulato particolarmente adatto ad espandersi per riappropriarsi del suo areale originario. La specie senza dubbio è stata aiutata dal clima relativamente mite e dalla ripresa della vegetazione naturale seguita all'abbandono antropico della montagna. Una volta completata l’espansione del capriolo nella fascia montana e collinare dotate di idoneità ambientale, oggi l’obiettivo primario è l’adeguamento delle densità ai valori fissati come livelli obiettivo, relativamente più alti per la fascia montana e alto-collinare, più bassi per quella basso-collinare ad agricoltura di pregio, tendenti a zero in pianura. Per le aree a colture specializzate (vigneti, frutteti) si possono prevedere anche densità obiettivo più basse che in passato.  
L’analisi dell’idoneità ambientale individua come aree altamente vocate quelle a maggiore diversità strutturale, i classici paesaggi rurali collinari a mosaico, con compresenza di elementi naturali (arbusteti, boschetti) e coltivazioni. Sebbene realistico, il modello di idoneità non si presta direttamente alla programmazione della gestione in funzione dei conflitti con le attività agricole. Ai fini gestionali sarebbe opportuno individuare tendenzialmente tre fasce: una basso-collinare ad elevata conflittualità potenziale con attività agricole di pregio, con densità programmate tra i 3 e i 10 caprioli per kmq, una fascia alto-collinare cuscinetto con densità fissate a 11-15 capi/kmq e una fascia montana con densità superiori a 15 capi/kmq.  
Ovviamente, in caso di compresenza significativa di altri ungulati e di conflitti reali con le attività agricole, si consiglia di programmare le densità sui valori minimi proposti.  
Per il piano di prelievo un semplice modello di riferimento potrebbe essere il seguente:  
50% maschi, 50% femmine  
Maschi: 20% piccoli, 30% giovani, 50% adulti  
Femmine: 20% piccoli, 30% sottili, 50% adulte  
Per altri schemi base si consultino tra gli altri Tosi e Toso (1992) e Ueckermann (1988).  
Naturalmente il piano va modulato tenendo conto della struttura di popolazione osservata. Proporzioni sessi non bilanciate richiedono le dovute modifiche alla struttura del piano di prelievo.  
Per quanto riguarda le infiltrazioni di caprioli nella fascia non vocata di pianura, con formazione di micro-popolazioni piuttosto instabili, si confermano le linee guida iniziali. E’ necessario innanzitutto estendere con determinazione le classiche pratiche gestionali di monitoraggio, con censimenti periodici e mappatura di tutte le segnalazioni (avvistamenti, rinvenimenti di carcasse), per avere un quadro complessivo aggiornato delle presenze. La gestione di una fascia ad idoneità nulla come quella planiziale e quindi equivalente ad una zona in cui si deve tendere al mantenimento di densità prossime a zero, non dovrebbe essere riconducibile ad un semplice problema di controllo faunistico. La distrettualizzazione e la zonizzazione del territorio di pianura interessato da presenze di capriolo, con il conseguente impegno di cacciatori di selezione, possono contribuire ad un monitoraggio capillare e, attraverso piani di prelievo, giungere alla rimozione della specie.
 
Capriolo 
Foto: Luciano Cicognani
 
 
 
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