Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Percorsi
Indice generale
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TUFFETTO  Tachybaptus ruficollis
Caratteristiche generali 
Lungh. 25-29 cm, apertura alare: 40-45 cm, peso 140-250 g. Sessi simili, abiti stagionali differenziati. Specie politipica a distribuzione paleartico-paleotropicale-australasiana. E’ il più piccolo degli Svassi italiani, facilmente riconoscibile in periodo riproduttivo per la tinta rosso castano del collo e delle guance e per le macchie giallastre alla base del becco. Al di fuori del periodo riproduttivo assume tinte bruno nerastre sul capo e sul dorso in contrasto con quelle bianco sporco di collo e addome. 
In Emilia-Romagna è una specie sedentaria e nidificante, migratrice regolare e svernante. 
Distribuzione e status 
Nidifica con almeno 9 sottospecie in Europa, Asia ed Africa; la ssp. nominale abita l’Europa centro meridionale e le coste settentrionali dell’Africa tra il 30° ed il 60° parallelo. In Italia il Tuffetto risulta frequente durante i periodi migratori: soprattutto marzo-aprile e settembre-novembre; ben distribuito, particolarmente al centro ed al sud in periodo invernale dove frequenta, oltre alle zone umide con acqua dolce o salmastra ferma o debolmente corrente, con piante acquatiche sommerse, galleggianti e/o con bordura di canne e carici, anche zone lagunari e deltizie di acqua salata. Si riproduce in un’ampia gamma di zone umide comprendente paludi, stagni, maceri, bacini per l’irrigazione, laghetti di cave, bacini per itticoltura e pesca sportiva, bacini di decantazione delle acque di zuccherifici e canali della pianura Padano-Veneta, della Sardegna e delle regioni centrali comprese le zone collinari; risulta scarso in zone montane ed all’estremo sud della Penisola. 
In Emilia-Romagna la specie risulta ben distribuita come nidificante in tutte le province sia in pianura sia nella fascia collinare dove sono presenti laghetti e bacini per l’irrigazione e bacini di ex cave allagate nei fondovalle. Nell’entroterra emiliano la specie frequenta prevalentemente la pianura con una distribuzione che segue abbastanza fedelmente la rete idrografica e le aree adiacenti comprendenti laghetti di ex cave, bacini per itticoltura o attività sportive. Singole coppie nidificano spesso in maceri e laghetti irrigui di qualche centinaio di metri quadrati. Nelle zone umide del Bolognese dove per il 1994 sono state stimate 300-550 coppie (Tinarelli 1995) raggiunge densità massime di  0,7 coppie  per ettaro in zone con gestione faunistico-venatoria e di 0,2 cp/ha in alcuni bacini per l’itticoltura con densa vegetazione palustre. Per l’Emilia-Romagna è stata stimata una popolazione di 1.200-1.800 coppie nel 1994-1997 e nel 2001-2003 con trend della popolazione stabile. La consistenza della popolazione nidificante stimata per l’Italia è di 3.000-4.000 coppie nel 1995-2002 con trend della popolazione stabile (Brichetti e Fracasso 2003).  
La popolazione nidificante stimata nelle zone umide realizzate e gestite in Emilia-Romagna mediante l’applicazione di misure agroambientali comunitarie è stata di 110-125 coppie nel 1997-1998 (7-9% della popolazione regionale) e di 230-250 coppie nel 2002-2003 (14-19% della popolazione regionale e 6-8% della popolazione italiana); questo incremento e la stabilità complessiva della popolazione regionale nell’ultimo decennio indicano che la disponibilità delle zone umide ripristinate e con gestione dei livelli idrici e della vegetazione favorevoli alla riproduzione ha compensato la perdita di ambienti idonei per la nidificazione nei canali di scolo e di irrigazione verificatasi a partire dalla metà degli anni ’90 a causa dei frequenti e sistematici interventi di controllo della vegetazione palustre effettuati tra marzo e agosto dai consorzi di bonifica dell’Emilia-Romagna (Marchesi e Tinarelli 2007).  
Per l’Italia la popolazione svernante stimata per il periodo 1996-2000 è di 9.256 individui e le aree del Delta del Po, delle Pialasse e Valli Ravennati e di Comacchio e del Mezzano costituiscono i maggiori siti di importanza nazionale (Baccetti et al. 2002). 
In Emilia-Romagna sulla base dei risultati dei censimenti degli uccelli acquatici svernanti si può stimare che la popolazione svernante nel periodo 2000-2006 è variata da un anno all’altro tra 1.000 e 2.100 individui principalmente in relazione alle condizioni meteoclimatiche generali e alla copertura e durata delle superfici gelate nelle zone umide d’acqua dolce e in ogni inverno la maggior parte della popolazione è concentrata nelle zone umide salmastre delle province di Ferrara e Ravenna (800-1.750 individui) (archiv. AsOER). La specie rientra tra quelle per le quali i valori rilevati durante i censimenti invernali sono solo indicativi dell'ordine di grandezza della consistenza reale a causa della presenza di individui anche al di fuori delle zone umide censite (canali e piccoli bacini lontano dalle zone umide principali) e/o di difficoltà di censimento (zone umide con densa copertura vegetale che impedisce il censimento esaustivo degli individui presenti).
Vocazione 
Nidifica prevalentemente in zone umide d’acqua dolce mentre in inverno frequenta prevalentemente zone umide con acque salate o salmastre. Le tipologie ambientali frequentate durante il periodo riproduttivo e al di fuori di esso dalla specie sono quelle descritte alle lettere A, B, C, D, E,  F, O (solo canali della bassa pianura) (vedi Tabella).
Fattori limitanti 
A livello europeo  lo stato di conservazione della popolazione è considerato sicuro (BirdLife International 2004). I fattori limitanti più importanti per la specie in Emilia-Romagna sono costituiti dagli interventi di sfalcio e controllo della vegetazione palustre in tutte le tipologie di zone umide durante il periodo riproduttivo, dal prosciugamento estivo degli specchi d’acqua in cui nidifica (in particolare i bacini per usi irrigui) e dalla crescente diffusione di nutrie. Infatti, come per altre specie che costruiscono nidi galleggianti o su vegetazione acquatica semisommersa, le covate possono essere distrutte dalla Nutria (e da grandi esemplari di carpe erbivore) per ribaltamento; il fenomeno assume dimensioni rilevanti nelle zone umide con elevate densità di nutrie dove la specie arriva addirittura a disertare zone altrimenti ottimali per la riproduzione. Anche la predazione da parte del Siluro soprattutto nei canali, l’intrappolamento e la conseguente morte per annegamento nelle reti da pesca sono altre cause di morte nell’arco di tutto l’anno. In alcune zone umide costiere la specie risente probabilmente anche dell’eccessivo disturbo in periodo invernale a causa dell’attività venatoria.
Tuffetto
Tuffetto
 
 
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