Regione Emilia-Romagna 
ASSESSORATO AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITA' FAUNISTICO-VENATORIE.
Percorsi
Indice generale
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OCA SELVATICA Anser anser
Caratteristiche generali 
Lungh. 75-90 cm, apertura alare 150-180 cm, peso 2.070-4.560 g. Sessi simili (maschi mediamente più grandi). Abiti stagionali simili, abiti giovanili poco differenziati. Specie politipica  (2 sottospecie) a distribuzione euroasiatica. Grande uccello grigiastro con collo lungo, zampe corte e becco grosso; confondibile solo con altre oche. 
In Emilia-Romagna è una specie migratrice regolare, parzialmente svernante, con una popolazione nidificante introdotta sedentaria. 
Distribuzione e status 
L’areale originario di distribuzione comprendeva tutto il Paleartico e in Europa è attualmente frammentato a causa della scomparsa della specie da vaste aree in tempi storici. Sono riconosciute due sottospecie: A. a. anser  con becco arancione nell’Europa occidentale e A. a. rubrirostris con becco rosa nell’Europa sud-orientale e in Asia. Tra l’Europa centrale e gli Urali vi sono popolazioni con caratteristiche intermedie. Numerosi programmi di reintroduzione della specie sono stati condotti con successo nel XX secolo in Gran Bretagna, Svezia, Olanda e Belgio dove la specie si era estinta. La stima più recente della popolazione nidificante in Europa indica 120.000-190.000 coppie concentrate prevalentemente in Islanda (20.000-30.000 cp), Gran Bretagna (15.600-15.800 cp), Svezia (15.000-20.000 cp), Russia (20.000-45.000 cp), Germania (10.000-18.000 cp) con trend della popolazione in aumento in tutti i Paesi ad eccezione della Russia (BirdLife International 2004). 
La popolazione nidificante in Italia si è probabilmente estinta all’inizio dell’800. Prove di nidificazione sono riportate per il Ravennate nel 1700 e per la Toscana nel 1800. Fino al 1990 gli unici dati sulla riproduzione della specie in Italia erano quelli delle popolazioni reintrodotte negli anni ‘80 nelle zone umide costiere del Friuli-Venezia Giulia e in seguito nella laguna Veneta, nel Vercellese e in provincia di Pavia. In Emilia-Romagna sono state effettuate reintroduzioni dall’inizio degli anni ‘90 presso le Vallette di Portomaggiore (FE), nell’Oasi di Torrile (PR), in zone umide presso Mirandola (MO), nella pianura Bolognese centrale e orientale (almeno 7 siti); in quest’ultima provincia erano presenti nel 1997 complessivamente 110-120 oche di cui circa 90 atte al volo. A partire dalla seconda metà degli anni ’90 nidificazioni sono state rilevate in un crescente numero di zone umide del Bolognese, Ferrarese e dopo il 2000 anche del Ravennate, distanti da quelle in cui sono avvenute le immissioni.  
La consistenza della popolazione nidificante italiana può essere stimata di 280-350 coppie per il periodo 2002-2004 con un trend della popolazione in incremento (Tinarelli ined.). 
La consistenza della popolazione nidificante in Emilia-Romagna è stata valutata (considerando solo gli individui naturalizzati) in 30-40 coppie nel 1994-1997 e 150-180 coppie nel 2003-2004, con trend della popolazione in moderato incremento, ripartite in 8-10 nel Modenese, 90-100 nel Bolognese, 50-60 nel Ferrarese e 2-10 nel Ravennate. La creazione e l’espansione della popolazione nidificante in Emilia-Romagna è stata favorita certamente dalle numerose zone umide d’acqua dolce con presenza di isole, praterie acquitrinose e scarso disturbo antropico, realizzate e gestite attraverso l’applicazione di misure agroambientali comunitarie (Marchesi e Tinarelli 2007); la popolazione nidificante stimata nelle suddette zone è stata di 55-60 coppie nel 2002-2003 pari al 33-37% della popolazione regionale e al 24% della popolazione italiana. 
I quartieri di svernamento della popolazione europea si trovano nell’Europa centro-meriodonale e nelle zone costiere del Maghreb. Le popolazioni oggetto di recente reintroduzione in Europa e in Italia sono sedentarie. 
La popolazione svernante presente in gennaio in Italia nel periodo 1995-2002 è stata stimata in 2.000-3.200 individui (Brichetti e Fracasso 2003) con le maggiori concentrazioni nel comprensorio di Comacchio, nella Maremma Toscana e nella Laguna di Grado e Marano.  
L’incremento degli individui osservati in Emilia-Romagna al di fuori del periodo riproduttivo tra novembre e aprile (soprattutto in febbraio-marzo) negli ultimi due decenni riflette l’aumento delle popolazioni nidificanti nell’Europa centrale e settentrionale e sembra soggetto a marcate fluttuazioni dipendenti principalmente da fattori climatici. Lo svernamento dell’Oca selvatica nell’Emilia-Romagna orientale è noto a partire dagli anni ‘70 (20 nel gennaio 1977) ed è stato descritto in dettaglio fino al 1987 da Boldreghini et al. (1988). Dalla seconda metà degli anni ‘80 la popolazione svernante ha oscillato tra i 200 e i 400 individui, concentrati principalmente nel comprensorio di Comacchio, e dalla seconda metà degli anni ’90 ha fluttuato tra 700 e 1.200 individui con nuove aree di svernamento in Valle Bertuzzi, nella zona tra le Valli di Argenta e la pianura orientale bolognese, in vari siti della pianura bolognese centrale e occidentale, nella Salina di Cervia e presso foce Bevano e, dal 2002, nella zona di Mirandola (MO). 
In Emilia-Romagna i censimenti degli uccelli acquatici svernanti indicano una popolazione svernante in incremento: 2.200 individui nel 2004 e 4.300 nel 2006 (archiv. AsOER).
Vocazione 
Per la riproduzione frequenta sia le zone umide d’acqua dolce sia quelle d’acqua salmastra con ricca vegetazione palustre dove può trovare  la necessaria tranquillità nonché la possibilità di difendersi dai predatori terrestri. Per l’alimentazione frequenta i giovani canneti, i margini delle zone umide, i prati e le coltivazioni cerealicole. Le tipologie ambientali adatte alla riproduzione della specie in ambito regionale possono essere quelle descritte alle lettere A, B, E, F (vedi Tabella) in zone umide con superficie superiore a 30 ha e con scarso o nullo disturbo antropico. 
Di gran lunga maggiore è la disponibilità di zone adatte durante le migrazioni e lo svernamento; le zone vocate risultano particolarmente estese  ma sottoutlizzate a causa del disturbo determinato dalla consistente antropizzazione.
Fattori limitanti 
A livello europeo lo stato di conservazione della popolazione è considerato sicuro (BirdLife International 2004). In Emilia-Romagna i principali fattori limitanti per la specie sono costituiti dalla mancanza di zone umide con condizioni idonee per la riproduzione (con numerose isole e praterie acquitrinose), dal disturbo antropico quando si formano branchi di centinaia di oche in aree agricole, da abbattimenti illegali, da collisioni con cavi di linee elettriche a media e ad alta tensione.
Oca selvatica nidificante
Oca selvatica fuori
Oca selvatica
 
 
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