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Status
Definita sedentaria nidificante dalla check-list dell’Emilia-Romagna (Bagni et al. 2003), è specie ad Alta priorità di conservazione secondo la Lista Rossa regionale (Gustin et al. 1997).
Rispetto alla precedente carta delle Vocazioni del 1999 si nota una migliore conoscenza dei territori riproduttivi.
La popolazione italiana presenta attualmente un trend positivo. Le stime più aggiornate considerano presenti 476-541 coppie, per due terzi concentrate sull’arco alpino dove la specie ha praticamente saturato la capacità portante (Fasce e Fasce 2003; Brichetti e Fracasso 2003). In Appennino sono stimate 57-69 coppie. E’ verosimile che la maggiore antropizzazione, la minore disponibilità di ungulati selvatici e il bracconaggio mantengano la popolazione appenninica al di sotto delle potenzialità. In Appennino Tosco-Emiliano sono conosciute 16-22 coppie nidificanti di cui 10 nei confini dell’Emilia-Romagna (Bonora et al. 2007; Bonora, inedito), tutte distribuite nella fascia montana; a queste andrebbe aggiunta un’altra coppia che ha il sito in un’area della provincia di Firenze ma che ricade, geograficamente, nel versante emiliano-romagnolo. I siti potenzialmente idonei alla specie sono stimabili per l’Appennino Tosco-Emiliano in un terzo in più rispetto a quelli occupati. Le coppie sono più concentrate nella parte ovest della Regione e più isolate nell’Appennino romagnolo, fenomeno analogo a quanto accade sul versante toscano, attribuibile alle differenti caratteristiche orografiche del territorio.
Una coppia possiede generalmente più nidi all’interno del proprio territorio riproduttivo che vengono utilizzati con rotazioni irregolari. Possono essere distanziati da poche decine di metri a diversi chilometri (oltre dieci nel caso di due coppie in Emilia-Romagna); la tavola con indicazione di eventuale nidificazione rappresenta appunto un’area alternativa di riproduzione per coppie della provincia di Bologna.
La produttività risulta nella norma, mediamente di 0,5 giovani involati per coppia ogni anno con estremi tra 1,0 e 0,15 nell’arco di 15 anni per le due coppie rispettivamente più e meno produttive; non sono eccezionali i casi di due giovani involati per coppia.
Oltre agli adulti nidificanti, sono presenti giovani dell’anno e subadulti di cui è nota la grande facilità di spostamento; nati localmente o provenienti da altre aree, frequentano in particolare le zone collinari caratterizzate da vasti spazi aperti e calanchi. La presenza di immaturi, difficilmente quantificabile con precisione, è stimabile intorno a 7-10 individui (Bonora et al. 2007). In alcuni casi si sono osservati immaturi che hanno frequentato la stessa area per diversi anni e si sono successivamente spostati una volta assunto l’abito riproduttivo.
Le praterie di crinale, sfruttate per l’alimentazione, ricadono inoltre nell’home range di almeno 7 coppie nidificanti sul versante toscano.
Per questi motivi l’areale frequentato dalla specie (coppie riproduttive e immaturi) deve essere considerato coincidente con le zone aperte collinari e montane specialmente a minore grado di antropizzazione.
I fattori di minaccia per l’aquila sono rappresentati dal disturbo in prossimità del nido in stagione riproduttiva per lavori forestali o attività legate al tempo libero (escursionismo, raccolta di prodotti del sottobosco, fotografia naturalistica). Si verificano ancora sporadici ma significativi episodi di bracconaggio.
La collisione con elettrodotti è altro fattore documentato che incide particolarmente sui giovani appena dopo l’involo. L’installazione sui crinali di generatori eolici, di grandi dimensioni e in serie anche di decine di elementi, costituisce il principale pericolo per la conservazione della specie.
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