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Status
Sedentario nidificante irregolare, migratore, svernante regolare secondo la Check-list dell’Emilia-Romagna (Bagni et al. 2003).
La presenza del Lanario nell’Appennino Tosco-Emiliano è stata riportata in letteratura da Bonora e Chiavetta (1975) dopo il ritrovamento di alcune coppie nidificanti nel Bolognese, area che rappresenta l’estremo settentrionale dell’areale. Riprodottosi da tale periodo regolarmente in provincia di Bologna ed occasionalmente in altre aree limitrofe con 1-3 coppie in totale, è scomparso poi alla fine degli anni 80 (Chiavetta e Martelli 1991) per cui è risultato estinto dopo il 1980 al momento della compilazione della Lista Rossa regionale (Gustin et al. 1997). Nel 1999 una coppia si è nuovamente insediata e riprodotta con successo nel Bolognese su una parete già occupata negli anni 80 (Tinarelli et al. 2002). L’utilizzazione di questa parete è proseguita negli anni successivi ed altre 2 o 3 coppie si sono poi nuovamente insediate per cui attualmente la specie nidifica con regolarità nella Regione seppure con un basso numero di coppie ed un successo riproduttivo ridotto, coerente con la marginalità nell’areale (Martelli e Rigacci 2003).
La presenza del Lanario in passato ha riguardato per un breve periodo il Modenese (Giannella e Rabacchi 1992); in Romagna una coppia si è riprodotta nella valle del Marecchia nel 1982 (Casini et al. 1988) ed in quello stesso sito una coppia è di nuovo presente e si riproduce dal 2010 (P.Ceccarelli, inedito); un’altra coppia è risultata presente in un altro sito della Val Marecchia (J.Angelini, com.pers.). Nel Bolognese dove si sono verificate le nidificazioni più numerose pur se con una certa irregolarità, si è assistito a frequenti cambi del sito di nidificazione, che ha interessato in questo modo 8 tavole; con quelle romagnole il totale regionale sale a 10 tavole, 6 delle quali con accertamento della nidificazione.
La popolazione regionale è stata stimata da Chiavetta (1992) inferiore a 5 coppie; il dato da allora non pare essersi modificato significativamente.
La popolazione italiana è di circa 160-200 coppie la metà delle quali in Sicilia, (Brichetti e Fracasso 2003) appartenenti alla sottospecie feldeggii che colonizza l’Europa meridionale. L’Italia ospita l’80% degli effettivi appartenenti alla sottospecie.
Il Lanario nella Regione è particolarmente vulnerabile in quanto è ai limiti dell’areale, ed è inoltre soggetto a fattori di minaccia di vario ordine. Tra le cause naturali, una certa competizione con il Falco pellegrino, che risulta dominante nell’occupazione delle pareti, benché in passato in provincia di Bologna coppie di entrambe le specie si siano riprodotte contemporaneamente su uno stesso balzo di medie dimensioni. La predazione da parte del Gufo reale è stata accertata (Rigacci e Scaravelli 1995) ma ha perso importanza nell’Appennino Tosco-Emiliano data l’estrema rarefazione di questo predatore. Le cause antropiche rivestono maggiore significato. Fino a tempi recenti i nidi di Lanario sono stati depredati illegalmente da falconieri. Anche gli abbattimenti durante la stagione venatoria sono relativamente frequenti. Come per altre specie rupicole, in periodo di cova possono costituire un fattore di disturbo grave e sufficiente a provocare il fallimento riproduttivo attività ricreative, se praticate senza precauzioni, quali escursionismo e arrampicata sportiva, birdwatching e fotografia, ricerca di fossili e minerali.
La collisione con ostacoli quali cavi aerei e pale di generatori eolici installati in prossimità dei territori riproduttivi rappresenta un fattore di minaccia potenziale molto grave.
Il Lanario è oggetto di un Piano di Azione dell’Unione Europea recentemente recepito a livello nazionale (Andreotti e Leonardi 2007).
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