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Status
Nidificante estiva, migratrice regolare, svernante.
La Carta del 1999 indicava 12 tavole di presenza tutte incluse nella provincia di Parma con 8 tavole di nidificazione accertata; nel periodo 1985-1990 erano state verificate 11 nidificazioni nell’area appenninica parmense ad altitudini compresa fra 270 e 1090 m (Ravasini 1995).
Nello stesso periodo, non cartografati, erano riportati due casi di riproduzione nel Modenese, nella fascia pedemontana ad altitudini attorno ai 400 m (Giannella e Rabacchi 1992); in precedenza sempre nel Modenese era stato citato un caso nei pressi di Lama Mocogno nel 1981 (Spanò 1987 citato in Toso et al. 1999); successivamente un’altra nidificazione è stata verificata nel Piacentino a 1.375 m nel 2001 (Ambrogio et al. 2001).
La carta attuale comprende 15 tavole (8,6% del totale) 11 delle quali con accertamento della riproduzione. Si tratta in gran parte delle informazioni pregresse già citate; alcune conferme del primo decennio del secolo attuale vengono dagli atlanti inediti di Reggio e Modena, con due nidificazioni certe ed una eventuale.
Viene ribadita pertanto la scarsa presenza in Regione con areale limitato all’Appennino occidentale e con una popolazione, la cui stabilità è da verificare, probabilmente di poche decine di coppie; del resto tutta la popolazione nazionale è stimata in 50-150 nidiate (Brichetti e Fracasso 2004).
Per il settore orientale sono citate vecchie segnalazioni: una in Appennino nel 1967 presso M.Battaglia (RA) a 5-600 m di altitudine (Toschi 1967); diverse nei boschi litoranei: nel 1974-1977-1978 nella Riserva Mangelli (RA) (Foschi 1986), nel 1977 e nel 1979 nel Bosco della Mesola (Ortali 1978 e 1984), nel 1979 nella Pineta di S.Vitale (Ortali 1984).
La specie è molto diffusa come svernante; normalmente si tratta di individui singoli, ma non mancano segnalazione di piccole concentrazioni in siti favorevoli: 7 esemplari all’Ortazzino, in provincia di Ravenna (Giannella e Tinarelli 2003).
E’ specie che presenta problemi di conservazione riconosciuti a livello continentale con la classificazione a SPEC3 (BirdLife International 2004) con status sfavorevole e popolazione non concentrata in Europa; nella Lista Rossa italiana è inclusa nelle specie in pericolo (LIPU e WWF 1999) ed in quella regionale è dichiarata a status indeterminato (Gustin et al. 1997).
In periodo riproduttivo i problemi sono legati soprattutto all’esiguità della popolazione regionale. I rischi maggiori riguardano gli individui svernanti a causa naturalmente dall’eccessivo prelievo venatorio che dovrebbe essere limitato come carniere e come giornate; le stime recenti indicano ancor oggi circa 500.000 abbattimenti per stagione in Italia (Brichetti e Fracasso 2004).
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