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Status
Sedentaria.
Proveniente dalle regioni dell’Asia centro-meridionale, la specie ha colonizzato con un’espansione esplosiva l’Europa dall’inizio del XX secolo. Le prime segnalazioni nell’Emilia-Romagna risalgono al 1949 e riguardano zone di pianura; da allora si è distribuita progressivamente su tutta la Regione e la fase espansiva è ancora in atto come dimostra il confronto fra la Carta del 1999 e la distribuzione attuale. Le tavole occupate sono aumentate di 1/3 passando da 115 a 161 (92% del totale), tutte, a parte 3, con indicazione di nidificazione certa o probabile. Le tavole scoperte sono tutte nella fascia montana, segno che l’espansione è rallentata da fattori altitudinali.
I primi insediamenti hanno interessato i grandi centri di pianura dove la specie ha trovato condizioni ottimali ed ha raggiunto densità molto elevate, come a Reggio Emilia con 55,2 cp/kmq per una popolazione cittadina di 1187 coppie (Gustin 2002); nella periferia di Parma è indicata una densità simile: 25 coppie su 50 ha pari a 50 cp/kmq (Ravasini 1995); anche a Faenza si registra una popolazione molto consistente; qui infatti possono verificarsi particolari concentrazioni per scopi alimentari come quella di 2-3000 individui registrata in periodo autunnale in un oleificio da semi presso Faenza (Brichetti e Fracasso 2006).
Successivamente ha colonizzato anche centri minori e zone rurali, ed infine le vallate collinari raggiungendo al momento centri montani posti ad altitudini di 700 m nel Piacentino (Ambrogio et al. 2001), 800 m nel Parmense e nel Forlivese (Ravasini 1995; Ceccarelli e Gellini 2011), 920 m nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002).
Sono disponibili due stime di popolazioni locali: per il Parmense la stima di 1500-1600 coppie (Ravasini 1995) appare oggi certamente anacronistica; quella di 40.000-70.000 coppie nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002) sembra invece troppo ottimistica in quanto rappresenterebbe il 10% di tutta la popolazione nazionale valutata in 400.000-600.000 coppie (Brichetti e Fracasso 2006).
Negli ultimi 10 anni per la provincia di Ravenna il trend indica stabilità, per quella di Forlì-Cesena una fase di aumento (Ceccarelli e Gellini 2011).
Lo stato di salute della popolazione è dovuto anche all’assenza di particolari minacce per la specie; i rischi potrebbero derivare da azioni dirette dell’uomo come gli eventuali interventi di controllo della popolazione per motivi igienico-sanitari e l’attività venatoria (la specie è stata recentemente inserita fra quelle cacciabili).
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