|
Status
E’ specie nidificante estiva, migratrice regolare.
Ampiamente distribuita nella regione con 157 tavole occupate (89,7% del totale); di queste 148 (84,6%) indicano certezza o probabilità di nidificazione. I vuoti che appaiono nel Ferrarese sono dovuti indubbiamente alla mancata disponibilità di un atlante di quella provincia. L’ampia distribuzione non deve però trarre in inganno perché l’Averla piccola è in grave declino in tutta la Regione; considerata molto comune in tempi storici, la specie ha iniziato una fase regressiva già a partire dalla metà del ‘900. Brandolini (1961) e Foschi (1986) ad esempio ne denunciano una forte riduzione nelle campagne romagnole. Più recentemente il declino viene dichiarato in tutti gli atlanti provinciali: nel Piacentino (Ambrogio et al. 2001), nel Parmense (Ravasini 1995), nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002); in entrambe le province di Forlì-Cesena e Ravenna le popolazioni risultano ridotte del 60% nell’ultimo decennio (Ceccarelli e Gellini 2011).
Anche a livello europeo viene indicato uno stato di sofferenza con la definizione di SPEC3, indice di status sfavorevole con popolazione non concentrata nel continente (BirdLife International 2004).
La popolazione italiana, valutata in 30.000-100.000 coppie negli anni ’80, è diminuita a 20.000-60.000 nell’ultimo decennio (Brichetti e Fracasso 2011); quella regionale è stimata in 2.800-3.700 coppie con trend in diminuzione (Marchesi e Tinarelli 2007). Stime locali indicano 500-550 coppie nel Parmense (Ravasini 1995) e 300-400 coppie nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002).
Le abbondanze sono maggiori nelle fasce di pianura e prima collina, poi decrescono lungo il gradiente altitudinale, con localizzate presenze riscontrate anche ad elevate altitudini: 1500 m nella provincia di Bologna (Tinarelli et al. 2002), 1300 m a Parma (Ravasini 1995), 1200 m a Forlì-Cesena (Ceccarelli e Gellini 2011). Tuttavia, almeno nelle province romagnole, è proprio nelle aree pianeggianti e basso collinari che si è registrato il maggiore decremento (Ceccarelli e Gellini 2011).
L’habitat è costituito da ambienti aperti di vario tipo: pascoli e incolti con presenza di arbusti ed alberi isolati, seminativi con siepi e filari alberati, frutteti.
I principali fattori di minaccia per la specie sono individuabili soprattutto nelle moderne tecniche agrarie che hanno determinato nel recente passato l’abbattimento di ogni spazio naturale residuo nell’ambiente agricolo (siepi, filari e boschetti, tare agricole); sono da incentivare in merito interventi di ripristino agroambientale per salvaguardare e ricostituire questi spazi verdi. A ciò va aggiunto l’uso pesante dei pesticidi che potrebbe vedersi ridotto con il diffondersi dei metodi di lotta biologica. In collina l’abbandono di gran parte dei pascoli determina la perdita di aree aperte per il progressivo imboschimento naturale (al riguardo sono auspicabili interventi di pulizia e conservazione di queste aree). Altri fattori, difficilmente valutabili, possono dipendere da problematiche riguardanti le zone di svernamento africane.
|