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Status
E’ un tipico nidificante estivo delle zone aperte, migratore regolare.
Le tavole con indicazioni di nidificazione, quasi tutte certe o probabili, sono 66 (pari al 37,7% del totale), distribuite prevalentemente lungo tutta la fascia bassa e medio-collinare; va considerato tuttavia che la specie è in declino ovunque e che la carta, compilata su informazioni in gran parte datate, potrebbe essere oggi fortemente ridimensionata.
La maggior parte delle segnalazione ricade fra 100 e 300 m di altitudine, con rari casi più a monte riportati negli atlanti provinciali: 700 m nel Modenese, 750 nel Forlivese, 800 nel Bolognese, fino a 1000 nel Piacentino e 1200 nel Parmense.
Rare e localizzate le presenze in pianura, limitate alle aree umide o alle zone erbacee adiacenti: nel Ravennate la Salina di Cervia e le zone a nord di Ravenna, nel Ferrarese le Valli di Argenta e la bonifica del Mezzano, nel Bolognese le pianure di Malalbergo, Medicina e Molinella.
L’habitat è costituito da ambienti aperti e soleggiati con vegetazione arida o di tipo steppico, con copertura arbustiva rada ed alberi isolati: in pianura le residue zone a vegetazione naturale in prossimità di biotopi umidi, in collina i calanchi, gli incolti sterili, i pascoli degradati, le garighe.
La popolazione italiana è stimata in 4.000-16.000 coppie (BirdLife International 2004), con distribuzione irregolare nelle regioni centrali e settentrionali; presenza scarsa e localizzata al Sud, nulla nelle isole. In regione sono stimate 500-650 coppie con trend negativo (Marchesi e Tinarelli 2007); in provincia di Parma sono valutate 200 coppie (Ravasini 1995) con una stima che sembra oggi ottimistica, in provincia di Bologna 50-70 coppie (Tinarelli et al. 2002).
La specie, in forte regresso su scala nazionale ed europea, è classificata SPEC2 (BirdLife International 2004) ovvero in declino con popolazione concentrata nel continente; nella Lista Rossa italiana è inserita fra le specie a rischio (LIPU e WWF 1999). Anche in ambito regionale la fase di declino è generalizzata e denunciata in tutte le province; in Romagna la regressione appare decisamente grave: il declino, già segnalato nell’Atlante del 1995-97 (Gellini e Ceccarelli 2000), ha mostrato un ulteriore aggravamento nell’ultimo decennio con diminuzioni intorno al 50% dell’areale e del 77% negli indici di abbondanza per l’insieme delle due province di Forlì-Cesena e Ravenna; nel Ravennate, in particolare, l’Ortolano è quasi scomparso dalle zone ai margini delle valli (Ceccarelli e Gellini 2011).
Le cause di questa situazione, che è comune a tante altre specie di ambienti aperti, vanno ricercate localmente nelle trasformazioni agricole in pianura (scomparsa dei residui elementi di vegetazione spontanea, meccanizzazione, uso dei fitofarmaci) e nella riduzione di zone aperte in collina (abbandono dei pascoli e dei terreni agricoli con conseguente rimboschimento naturale). Queste cause da sole tuttavia non sembrano tali da giustificare un regresso così marcato; è probabile che la causa principale sia da ricercare in trasformazioni climatiche e ambientali nei quartieri di svernamento.
Azioni di tutela locali riguardano naturalmente la salvaguardia o il ripristino degli habitat favorevoli (messa a riposo dei terreno agricoli, conservazione dei pascoli abbandonati).
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