Il museo ornitologico di Forlì è una delle più ricche e complete collezioni di uccelli italiani attualmente esistenti, e rappresenta pertanto una fonte di documentazione naturalistica e scientifica di elevato valore a livello nazionale. Le sue bacheche contengono quasi tutte le specie di uccelli che possono essere osservate in Italia e, per rendere la visita più facile ed istruttiva, a lato di ogni specie è stata sistemata una piccola scheda che contiene alcune importanti informazioni. Come si può infatti osservare in una scheda qualsiasi della bacheca numero 1, in primo luogo viene riportato, in alto, il nome della specie, mentre subito al di sotto figura una piccola cartina dell’Italia con alcune zone colorate. Le macchie colorate rappresentano le aree in cui la specie può essere osservata sul territorio italiano, cioè quelle aree in cui più facilmente ogni specie è in grado di vivere. Un’altra importante informazione è fornita dal colore delle macchie. Potete infatti osservare che per alcune specie la colorazione è azzurra (per esempio la Strolaga mezzana, in alto a sinistra, o la Sula, (l’uccello bianco subito sopra al Pellicano) mentre per altre è gialla (ad esempio lo Svasso maggiore, che è sopra la Sula, o lo Svasso piccolo).

Il tipo di colore ci dice in effetti una cosa molto importante. Tra gli uccelli che si possono osservare in Italia è infatti necessario distinguere tra quelli che sono presenti durante il periodo riproduttivo (cioè quelli che fanno il nido in Italia) e quelli che sono presenti solo durante la migrazione e lo svernamento. I primi vivono in Italia tra la primavera e l’estate, costruiscono il nido, depongono le uova e allevano i piccoli sul nostro territorio; i secondi, invece, nidificano in zone più settentrionali, e sono costretti a volare verso sud quando arriva l’inverno, per cercare zone più calde in attesa che torni la primavera. Questo fenomeno, che probabilmente già conoscete, è quello della migrazione: durante le migrazioni moltissimi uccelli sorvolano l’Italia diretti in gran parte verso l’Africa e si fermano sul suolo italiano soltanto per riposarsi o per cercare qualcosa da mangiare. Si può quindi dire che sono ospiti di passaggio, mentre gli uccelli che nidificano sono i veri e propri abitanti del territorio italiano.

Tornando alla nostra scheda, il calore giallo viene utilizzato per le specie nidificanti in Italia, mentre il colore azzurro si riferisce alle specie che migrano o svernano.

bacheca numero 1

bacheca numero 1

Possiamo ora dedicarci con più attenzione alla bacheca numero 1, che contiene alcune specie prettamente adattate alla vita in ambiente acquatico. Potete infatti osservare che tutte le specie presenti nella bacheca sono caratterizzate dai piedi palmati, cioè dalla presenza di una sottile membrana che congiunge le dita e che consente a queste specie di essere eccellenti nuotatori. Quasi tutti gli uccelli di questa bacheca sono inoltre uccelli pescatori, cioè uccelli che si nutrono di pesci, e ciò è facilmente comprensibile dal momento che negli ambienti acquatici (e cioè fiumi, laghi, mare) i pesci sono una delle fonti alimentari più abbondanti.

La cattura dei pesci non è certamente un compito facile per un uccello, tanto che le varie specie hanno adottato particolari tecniche di pesca, che vengono eseguite con estrema maestria.

Ad esempio, la Sula, il grande uccello chiaro che figura a sinistra nella bacheca, sopra il Pellicano, è un grande tuffatore: vola alto sopra la superficie dell’acqua e, quando scorge un pesce in trasparenza, fa un vero e proprio tuffo verticale, a testa in giù e zampe all’insù, per riuscire a catturare sott’acqua con il becco. Viceversa, il Cormorano, che nella bacheca è a destra della Sula, pesca prevalentemente come un pescatore subacqueo. Infatti, per catturare pesci, nuota sopra la superficie dell’acqua e poi, trattenendo il respiro, si immerge e rimane sott’acqua anche per alcune decine di secondi, inseguendo i pesci ed aiutandosi nella cattura con il caratteristico becco leggermente uncinato. Infine, possiamo osservare il Pellicano il più grande tra gli uccelli di questa bacheca, che è caratterizzato dal grosso becco allungato e dotato di una tasca estensibile. Questo curioso becco viene utilizzato dal Pellicano come se fosse una rete da pesca: è sufficiente immergerlo in acqua in una zona dove siano presenti i pesci, e poi sollevarlo rapidamente, pieno sì d’acqua ma anche di pesci.

Dopo avere rapidamente esaminato alcuni degli uccelli più tipicamente adattati all’acqua, al nuoto e alla pesca possiamo ora rivolgerci alla bacheca numero 2. In questa bacheca sono raccolti uccelli tra i più belli ed eleganti di quelli che vivono in Italia: si tratta degli aironi. Come potete vedere, sono tutti caratterizzati da zampe molto lunghe, da un collo allungato e da un becco appuntito, e spesso vengono chiamati “grandi trampolieri”

bacheca numero 2

bacheca numero 2

Gli aironi sono tipici uccelli di ambienti acquitrinosi e paludosi, cioè di ambienti umidi in cui il livello dell’acqua non sia molto alto. Non disponendo infatti di zampe palmate, non possono nuotare, e devono pertanto vivere in ambienti in cui il livello dell’acqua non superi la lunghezza delle loro zampe. Anche se non sanno nuotare, sono tuttavia anche loro ottimi pescatori; naturalmente non possono però adottare nessuna delle tecniche che abbiamo illustrato per gli uccelli della bacheca numero 1. In effetti, per riuscire a catturare i pesci gli aironi devono stare completamente immobili con le zampe appoggiate sul fondo melmoso della palude e semplicemente aspettare che un pesce capiti a tiro, completamente ignaro del pericolo. Quando un pesce si avvicina, sono rapidissimi nell’immergere di colpo il becco ed il collo in acqua ed a catturare il pesce utilizzando il becco come una pinza, che consente movimenti veloci e molto precisi.

Tra gli aironi che più facilmente si possono osservare nelle poche zone umide della Romagna, ricordiamo l’Airone cenerino, in basso a sinistra, e la candida Garzetta, subito sopra all’Airone cenerino. Entrambi questi uccelli frequentano abitualmente le aree umide più vicine alla nostra città e tra queste, ad esempio, le Saline di Cervia, che forniscono all’appassionato ottime occasioni di avvistamento di numerose specie tipiche degli ambienti umidi.

Passiamo ora alla bacheca numero 3. In questa bacheca figurano alcune specie strettamente imparentate con gli aironi, appena illustrati. In effetti potete notare come l’aspetto di questi uccelli sia molto simile a quello delle specie della bacheca precedente. In alto a destra sono collocati tre esemplari di Cicogna bianca, certamente uno degli uccelli più noti, non solo per la sua bellezza, ma in gran parte per la sua sorprendente caratteristica di essere un uccello decisamente antropofilo, cioè un uccello che vive molto bene vicino all’uomo, addirittura costruendo il nido sui tetti delle case di paesi e cittadine. Purtroppo, in Italia le Cicogne sono pochissime, mentre in altri paesi europei sono molto comuni e numerose nei centri abitati, costituendo tra l’altro una notevole nota di eleganza e di grazia con i loro splendidi voli e le caratteristiche parate nuziali.

bacheca numero 3

bacheca numero 3

In effetti le città italiane potrebbero tranquillamente ospitare una popolazione di cicogne, che però hanno assoluto bisogno di tranquillità e di protezione. Negli al tri paesi europei le cicogne sono considerate ospiti graditi, mentre in Italia la protezione degli animali rari non è ancora una abitudine acquisita da parte della popolazione, tanto che molto spesso le Cicogne che cercano di fermarsi vengono addirittura abbattute a fucilate.

Per concludere così questa bacheca, possiamo osservare la Spatola, a sinistra della Cicogna, caratterizzata da un curioso becco allargato ed appiattito. Con un becco di questo genere la Spatola certamente non potrà tentare di catturare pesci, per i quali, come abbiamo visto, è necessario un becco appuntito, come quello degli aironi. Pertanto, la Spatola si nutre tenendo il becco immerso in acqua e muovendolo da sinistra a destra e viceversa, raccogliendo in questo modo insetti, larve e molluschi come con un cucchiaio, cui in effetti il suo becco assomiglia.

bacheca numero 4

bacheca numero 4

Prima di passare ai rapaci, diamo ora una rapida occhiata alla bacheca numero 4. Qui possiamo osservare alcuni degli uccelli più grandi tra quelli presenti in Italia, come i Cigni, a sinistra e in basso, e le oche, a destra e in alto. Si tratta in prevalenza di uccelli di origine settentrionale, che quindi non nidificano in Italia, e che possono essere osservati nel nostro paese solo nel corso dell’inverno, quando la presenza del ghiaccio nei laghi e nelle paludi del nord costringe queste specie a scendere verso sud per riuscire ad alimentarsi adeguatamente. È allora che possono essere avvistati gli stormi in migrazione, disposti nella caratteristica e misteriosa formazione a V, che da sempre ha affascinato gli studiosi delle scienze naturali.

Possiamo ora rivolgerci alla bacheca numero 7, esattamente alla vostra destra.

bacheca numero 5

bacheca numero 5

In questa bacheca, come nella bacheca 6, potete osservare alcuni dei più noti rapaci diurni italiani. I rapaci diurni costituiscono un vasto gruppo di uccelli adattati alla cattura di altri animali, di cui si nutrono. La stretta parentela esistente fra questi uccelli è facilmente rilevabile: i caratteri comuni più evidenti sono gli artigli e il becco uncinato.

Gli artigli sono unghie, come quel le di cui sono dotati tutti gli uccelli, trasformatesi nel tempo in armi di offesa, e risultano pertanto lunghe, robuste, ricurve e molto acuminate. È con gli artigli che il rapace effettua la cattura della preda, precipitandosi dall’alto e conficcandoli nel corpo della vittima. Il becco ricurvo, invece, serve soltanto a lacerare la carne delle prede dopo che sono state catturate, e non viene di solito utilizzato per uccidere. In questa bacheca possiamo osservare, in basso, quattro esemplari di Aquila reale, uno dei più maestosi uccelli da preda, la cui apertura alare può raggiungere anche i 2 metri. Si tratta di un rapace tipicamente montano, piuttosto comune sulle Alpi, più raro sugli Appennini, caratterizzato da abitudini alimentari piuttosto variate. Può nutrirsi di marmotte come di lepri e conigli, ed è pure in grado di catturare giovani caprioli e daini. Un tempo ha rischiato di estinguersi in Italia ma, da quando è diventata specie protetta dalla legge, ha potuto insediarsi nuovamente in zone dalle quali era stata scacciata dall’uomo.

bacheca numero 6

bacheca numero 6

Sopra le aquile reali, a destra, possiamo invece osservare una specie che, a differenza dell’aquila, che mangia qualsiasi animale abbastanza grosso, ha una alimentazione estremamente specializzata. Il Biancone, infatti, di cui potete vedere quattro esemplari, si nutre quasi esclusivamente di serpenti anche velenosi. È in grado di dedicarsi a questa pericolosa attività grazie al suo particolare comportamento:

si precipita infatti dall’alto sul serpente, colpendolo con gli artigli vicino alla testa. Poi, immobilizzato e ferito il serpente, gli stacca la testa con il becco e lo ingoia per intero.

Infine, volgendovi verso sinistra, potrete osservare, nella bacheca 6, a destra a mezza altezza, tre grossi esemplari di aquila di mare. In questo caso, i gusti di questo rapace sono quasi i più sorprendenti: questa grande aquila nordica, infatti, fa il nido nelle scogliere sul mare e si nutre solo di pesci, che cattura con gli artigli volando sul pelo dell’acqua.

bacheca numero 8

bacheca numero 8

Possiamo ora passare ad un altro curioso gruppo di rapaci, gli avvoltoi, che si trovano al centro e in basso nella bacheca numero 8. Gli avvoltoi hanno la peculiare caratteristica di avere perduto la capacità di predare ed uccidere animali vivi, nutrendosi pertanto dei resti di animai i morti. Potete infatti notare che i loro artigli non sono per nulla affilati e robusti quanto quelli delle aquile, e ciò sta ad indicare che non vengono utilizzati per uccidere. Un’altra caratteristica degli avvoltoi è la loro notevole mole, e la loro enorme apertura alare. Le tre specie più grandi, e cioè il Grifone, che si trova nella scansia più in basso, l’Avvoltoio degli agnelli, più in alto sulla sinistra, ed il Monaco, a destra, hanno aperture alari prossima ai tre metri, e pertanto sono tra i più grandi ed instancabili volatori del mondo alato. In effetti, gli avvoltoi hanno bisogno di immense ali che consentano loro di volare senza sforzo, come i deltaplani e gli aquiloni: solo così, infatti, sono in grado di perlustrare immensi territori alla ricerca di animali morti di cui nutrirsi.

bacheca numero 7

bacheca numero 7

Purtroppo, però, quasi tutti gli avvoltoi sono molto rari ed in via di estinzione in Italia, così come in tutti i paesi industrializzati. Solo in Africa, in Asia ed in Sudamerica sono infatti in grado di trovare abbondanti fonti alimentari, mentre in Europa è per loro sempre più difficile sopravvivere.

Chiudiamo la nostra carrellata sui rapaci diurni spostando lo sguardo alla bacheca numero 9, alla vostra destra. Questa bacheca contiene un gruppo di rapaci piuttosto piccoli ma molto interessanti, che vengono di solito chiamati “falchi”. In particolare, esamineremo il più noto di questi, che si chiama Pellegrino e che è collocato nella parte destra della bacheca.

bacheca numero 9

bacheca numero 9

Si tratta di un predatore adattato alla cattura di altri uccelli, che cattura in volo con una tecnica estremamente spettacolare. Avvistato un uccello in volo, si porta rapidamente al di sopra della sua futura preda, poi, improvvisamente, effettua una velocissima picchiata quasi verticale, a testa in giù, e all’ultimo momento protende gli artigli colpendo con forza la sua preda, che rimane uccisa sul colpo. Naturalmente per eseguire correttamente questa sequenza di comportamenti è necessaria una grande abilità e precisione, tanto più che è stato calcolato che, nel corso delle picchiate, il Falco pellegrino può anche superare i 300 chilometri all’ora.

Nella stessa bacheca, al di sotto dei falchi, incontriamo un nuovo gruppo di uccelli, che prosegue nella parte alta della bacheca successiva, la numero 10.

Si tratta dei Galliformi, uccelli che sono affini ai nostri polli domestici, ma che vivono in stato di selvaticità. I nomi di questi uccelli sono ben noti a tutti; si tratta infatti della Starna, della Pernice, della Quaglia e del Fagiano, che costituiscono sempre ottime prede per i cacciatori per la bontà delle loro carni. Alcune specie sono state talmente cacciate in Italia che ormai sono estinte, cioè non sono più presenti sul nostro territorio come nidificanti. È il caso ad esempio del Francolino, nella parte sinistra della bacheca, a media altezza, che è stato completamente sterminato già nel secolo scorso.

bacheca numero 10

bacheca numero 10

Al di sotto dei Galliformi è collocato un gruppo di uccelli, i Rallidi, che vivono prevalentemente nella fascia di vegetazione parzialmente allagata ai margini delle paludi e degli stagni. La specie più comune è la Folaga, caratterizzata dal bianco scudo corneo al di sopra del becco e dalle zampe che presentano un accenno di palmatura, che consente alla Folaga di nuotare con abilità e contemporaneamente di trovarsi a suo agio sul terreno. Un parente stretto della Folaga, il magnifico Pollo sultano, dallo splendido colore blu-viola intenso, è invece dotato di zampe con lunghissime dita del tutto prive di palmatura, che consentono al Pollo sultano di muoversi con agilità nella fitta ed intricata vegetazione palustre, aggrappandosi agli steli ed alle canne.

Passiamo ora alla bacheca successiva, la numero 11. Questa bacheca, insieme alla numero 12, posta alle vostre spalle, contiene un vasto raggruppamento di uccelli che vengono usualmente chiamati limicoli, oppure uccelli di ripa, o anche piccoli trampolieri. Questi uccelli trascorrono la maggior parte della loro vita sulle rive fangose o sabbiose dei fiumi, dei laghi, delle paludi e del mare, ed utilizzano il loro becco piuttosto lungo per sondare il terreno ed estrarne vermi, molluschi ed altri piccoli animali di cui si nutrono.

bacheca numero 11

Una delle specie più interessanti è sicuramente il Combattente, posto nella parte più in basso a destra della bacheca 11. Potete infatti osservare la notevole differenza tra i quattro maschi, più a sinistra, e la femmina, nell’angolo destro. I maschi risultano più grandi e soprattutto molto più colorati ed ornati da vistosi ciuffi di piume intorno al capo. Quando si avvicina il periodo riproduttivo i maschi si radunano al centro di vaste aree aperte, mentre le femmine stanno ai bordi a guardare. I maschi a questo punto cominciano a fare delle parate, mettendo in mostra i loro piumaggi variopinti, ed infine si azzuffano tra di loro, effettuando un vero e proprio combattimento. Alla fine, soltanto i vincitori avranno diritto alla riproduzione, mentre gli sconfitti verranno del tutto trascurati dalle femmine, che hanno attentamente osservato tutti i combattimenti. In realtà, nel mondo degli uccelli, il fatto che siano i maschi a mettersi in mostra è un fenomeno molto diffuso. In questo caso i maschi hanno un piumaggio molto colorato e vistoso, ma in altre specie il mezzo più importante che hanno i maschi per mettersi in mostra e rendersi evidenti è il canto, in alcuni casi molto dolce e melodioso anche per l’orecchio umano, di cui le femmine non sono provviste.

bacheca numero 12

A questo punto possiamo passare alla seconda sala di esposizione, tralasciando la bacheca numero 13, che contiene il numeroso gruppo dei gabbiani e delle sterne. Subito a destra entrando nella sala possiamo osservare, nella bacheca 14, i rapaci notturni. Si tratta di un gruppo di uccelli adattati alla cattura di altri animali, e quindi simili ai rapaci diurni ma che, a differenza di questi, esercitano la loro attività di predazione dopo il crepuscolo. Per riuscire ad individuare e catturare le loro prede in condizioni di scarsa illuminazione sono dotati di due sensi particolarmente sviluppati, la vista e l’udito. Grazie alle loro pupille estremamente dilatabili sono infatti in grado di vedere anche in condizioni di quasi completa oscurità e, quando la preda produce anche un piccolo rumore muovendosi o mangiando, grazie alla particolare struttura delle loro orecchie possono localizzarla con precisione anche quando non sono in grado di farlo con la vista.

bacheca numero 13

bacheca numero 13

Le prede più comuni dei rapaci notturni sono i roditori come i topi ed i ratti, che spesso infestano i campi coltivati nelle nostre campagne. È pertanto evidente che i rapaci notturni che vivono nelle città e nelle campagne, come la Civetta, nella parte sinistra della bacheca, ed il Barbagianni, più in basso nella parte destra, sono estremamente utili all’uomo e meritano la più assoluta protezione. Basti pensare che nel corso di un anno una coppia di Barbagianni, che spesso fa il nido nei casolari abbandonati, nelle soffitte o nei campanili delle chiese di campagna, può eliminare dai campi circostanti molte migliaia di topi, che altrimenti si sarebbero nutriti delle coltivazioni. Il più grande dei rapaci notturni invece, il gigantesco Gufo reale, a sinistra in basso nella bacheca, rappresenta l’equivalente notturno dell’Aquila reale, e con i suoi robusti ed acuminati artigli è in grado di catturare anche grossi animali come volpi e tassi.

bacheca numero 14

bacheca numero 14

Portandoci ora al centro della saletta, possiamo rapidamente esaminare la bacheca numero 15, che nella parte alta contiene alcuni degli uccelli più vistosamente colorati tra quelli che vivono in Italia. Si tratta, a partire da sinistra, della Ghiandaia marina, del Martin pescatore, che vive lungo il corso dei nostri fiumi, del Gruccione e dell’Upupa, col caratteristico ciuffo sul capo. Al di sotto si trovano i picchi, i più tipici uccelli dei boschi, caratterizzati dal robustissimo becco a scalpello che consente loro di scavare buchi negli alberi e di nutrirsi degli insetti che infestano il tronco ed i rami. Ancora più sotto ci sono le rondini, i primi rappresentanti di un vastissimo gruppo di uccelli, detti Passeriformi o uccelli canori che occupa anche le bacheche 16, 17 e 18. Le specie più note della bacheca 16 sono certamente i corvidi, e cioè corvi, cornacchie e gazze, i grossi uccelli scuri posti al centro, mentre nella bacheca 17 sono esposti numerosi piccoli passeriformi tipicamente insettivori, cioè adattati a nutrirsi quasi esclusivamente di insetti e pertanto muniti di un becco sottile e appuntito. Tra questi troviamo alcune specie molto note come la Capinera, il Pettirosso, l’Usignolo. Infine, nella bacheca 18 potete osservare i cosiddetti passeriformi granivori, dotati di un becco grosso e tozzo che consente loro di nutrirsi di semi. Al gruppo dei passeriformi granivori appartengono il comune Passero domestico, il Fringuello, il Cardellino, che si possono osservare anche in città.

bacheca numero 15

bacheca numero 15

bacheca numero 16

bacheca numero 16

bacheca numero 17

bacheca numero 17

bacheca numero 18

bacheca numero 18

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

bacheca numero 19

bacheca numero 19

 

Palazzo Numai