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Status
Nidificante estivo, migratore regolare.
I recenti dati degli atlanti provinciali di Piacenza, Bologna, Forlì-Cesena, Ravenna e dati inediti di Reggio e Modena hanno comportato una rappresentazione distributiva molto più estesa rispetto alla Carta del 1999: le tavole con indicazione di presenza sono quasi raddoppiate passando da 55 a 107 (61,4% del totale delle tavole), di queste 81 (55,1%) sono con nidificazione certa o probabile. L’areale precedente era prevalentemente centrato sulla provincia di Parma con altre poche e frammentarie segnalazioni, molte delle quali con indicazione eventuali, nel resto della Regione; la nuova carta mostra una copertura quasi totale, e con molti accertamenti di riproduzione, per Piacenza, Reggio, Modena e Forlì-Cesena; aumenta la copertura anche per Bologna, Ravenna e Ferrara (in queste ultime due province nelle zone umide e nelle pinete costiere). Rimangono vaste aree scoperte nella pianura centrale e orientale e nella fascia alto-collinare.
Il quadro è indice di un incremento generalizzato della popolazione regionale la cui consistenza attuale è certamente superiore alla stima di 50-100 coppie (Chiavetta 1992) ed anche a quella del 2001-03 di 80-150 coppie (Marchesi e Tinarelli 2007); solo per le province di Forlì-Cesena e Ravenna sono stati rilevati 60 territori riproduttivi nel periodo 2004-2007 (Ceccarelli e Gellini 2011); stime per altre province indicano 22 coppie nel Parmense (Ravasini 1995), 20-40 coppie nel Bolognese (Tinarelli et al. 2002). Per la popolazione italiana, valutata in 500-1000 coppie, viene indicato un trend positivo nella Pianura Padana (Brichetti e Fracasso 2003).
Gli individui in migrazione in Regione sono valutabili in centinaia o anche migliaia, a seconda degli anni (Chiavetta 1992).
Le conoscenze sulla distribuzione potrebbero certamente essere ancora migliorate con un’indagine espressamente dedicata a questa specie intensificando le ricerche nel periodo d’involo dei giovani che avviene, trattandosi di specie molto tardiva, a fine agosto-inizio settembre; ciò consentirebbe anche di ridurre le tante indicazioni di eventualità (26 tavole, pari ad ¼ di tutte quelle rappresentate).
Il Lodolaio è dichiarato vulnerabile nella Lista Rossa italiana (LIPU e WWW 1999) e a status indeterminato in quella regionale (Gustin et al. 1997); al momento non sembrano esserci localmente minacce particolarmente gravi; i rischi possono derivare dall’attività venatoria per episodi di caccia illegale (l’abbattimento di adulti all’apertura della caccia può significare la perdita di tutta la nidiata) e per l’attività di controllo dei Corvidi (con lo sparo ai nidi di Cornacchia riutilizzati dal Lodolaio); altri rischi derivano dall’uso dei pesticidi (la specie è soprattutto entomofaga) e dal taglio dei pioppeti golenali (Ravasini 1995).
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