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Status
In parte sedentaria, migratrice regolare, svernante.
Le informazioni fornite dagli ultimi atlanti provinciali hanno consentito di estendere in pratica la copertura a tutto il territorio della Regione; sono 174 le tavole occupate (99,4% del totale) aumentate rispetto alle 154 della Carta del 1999, 165 sono quelle con riproduzione certa o probabile; nell’unica tavola scoperta, lungo il Po ferrarese, l’assenza non è probabilmente reale ma dovuta a carenza di informazione.
Specie ecologicamente molto versatile, occupa tutti gli ambienti disponibili con la sola presenza vincolante di boschi radi o alberi sparsi necessari per la costruzione del nido (pioppeti coltivati, boschi fluviali, coltivi e pascoli alberati, parchi) mentre evita le grandi formazioni forestali; il limite altitudinale è in genere posto intorno a 800-900 m, ma non mancano segnalazioni a quote più alte ad esempio ai 1175 m nel Forlivese (Ceccarelli e Gellini 2011).
La popolazione italiana è stimata in 110.000-520.000 coppie con trend di stabilità (BirdLife International 2004). Nel Parmense sono stimate 9-10.000 coppie riproduttive (Ravasini 1995); va tenuto presente al riguardo che la popolazione complessiva è composta anche da molti immaturi e adulti non impegnati in attività riproduttiva; nel Bolognese la stima delle coppie è di 1000-2000 (Tinarelli et al. 2000). La sproporzione fra le due stime potrebbe indicare una maggiore diffusione nell’area occidentale della Regione e in particolare nelle zone contigue al Po; infatti i pioppeti nelle aree golenali rappresentano un habitat estremamente favorevole con densità di 5-11 coppie/kmq registrate nel tratto lungo la provincia di Parma (Ravasini 1995).
Nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna il trend della popolazione risulta stabile nell’ultimo decennio (Ceccarelli e Gellini 2011).
Per la Cornacchia non esistono attualmente fattori di rischio particolari, anzi è favorita da importanti fonti alimentari procurate indirettamente dall’uomo con le discariche e gli allevamenti. Come per la Gazza, e ancor più di questa, la propensione a predare uova e pulli di altri uccelli può costituire motivo di richiesta di controllo della popolazione, in particolare dall’ambiente venatorio.
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